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giustizia

«Se fosse vivo Berlusconi...», «Chi vota sì è antifascista», «I miei amplessi intercettati»: la convention di Forza Italia per il referendum

Riunito a Palermo il gotha del partito per tirare la volata al sì. Tajani e Mulè collegati in videocollegamento

14 Marzo 2026, 14:37

14:40

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Da «se fosse vivo Berlusconi, non ci sarebbe stata partita» a «chi vota sì è antifascista». Passando per «gli amplessi» intercettati dai magistrati. Il gotha di Forza Italia siciliano si è riunito stamattina a Palermo alla convention che tira la volata al sì al referendum sulla giustizia in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo.

In collegamento da Roma sia il segretario Antonio Tajani che il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. «Stiamo combattendo insieme una grande battaglia di libertà col referendum sulla giustizia - dice Tajani - Non è riforma contro la magistratura, è una bugia colossale. La riforma non mette i magistrati sotto la politica, chi lo sostiene dice una bugie colossale. Siamo contrari per principio alla politicizzazione della magistratura». E ancora: «Non mi faccio e non ci facciamo intimorire da chi dice facciamo i conti il giorno dopo il voto del referendum, i conti li facciamo col popolo», aggiunge rispondendo a distanza al pm Nicola Gratteri.

Per Mulè «tutti abbiamo un compito straordinario, reclutare dei paladini di libertà che sposano le ragioni della riforma. A Palermo sapete perfettamente perché questa giustizia va riformata: e va riformata per uscire da una logica fascista. Chi vota questa riforma è antifascista. Tentano di inquinare il dibattito raccontando frottole, come fa Giuseppe Conte - continua Mulè - che continua a dire fesserie quando sostiene che la riforma salva i potenti. Non esiste il pericolo, il rischio, la minaccia che domani potrebbe succedere... Signori mandateli a quel paese quando lo dicono. La riforma scrive quel che è e non quel che può succedere. E la Costituzione non è una reliquia da venerare, ma può essere cambiata».

Il governatore siciliano Renato Schifani tira in ballo il fondatore di Forza Italia. «Se fosse stato in vita Silvio Berlusconi non ci sarebbe stata partita per il referendum - afferma - Avrebbe girato la Sicilia e l'Italia in lungo e largo. Questa è una battaglia di civiltà giuridica».

Mentre il deputato nazionale Tommaso Calderone evoca aneddoti personali: «Anni fa mi hanno intercettato in tutte le utenze, nelle stanze del mio ufficio e della mia segreteria; mi hanno intercettato nelle auto, c'era una microspia persino in una 500 ferma in garage e che ogni tanto mio padre accendeva, spendendo soldi e col gip che firmava fogli prestampati. E siccome non trovavano nulla mi hanno installato un trojan: sono entrati nella mia casa e nella mia camera da letto, registrando le mie lacrime e le mie gioie, registrando i miei amplessi. E ci dicono ancora che non serve avere un giudice terzo? Bugie, su bugie».

Presente anche il magistrato Massimo Russo, ex assessore nel governo di Raffaele Lombardo. «La separazione delle carriere - dice - è una storia che viene da lontano e non viene nemmeno dalla destra, viene dalla sinistra e io sono stato spinto anche a metterci la faccia. Sono abituato a metterci la faccia e per questo pago un prezzo, anzi l'ho già pagato ma poco importa, non rinuncio alla mia libertà e alla mia cultura e al mio pensiero. Un'istituzione forte come quella della magistratura - aggiunge il Pm - non può temere il cambiamento, semmai lo guida. Lo guida portando il proprio contributo di esperienza e non mettendosi contro come, purtroppo, ha fatto l'Associazione nazionale magistrati scendendo nell'agone politico e chiedendo il consenso e, in questo caso, politicizzandoci la magistratura. L'Anm non deve chiedere il consenso. La magistratura deve esercitare il proprio ruolo di assoluta indipendenza e autonomia nell'ambito della legge. Il Parlamento è fatto da coloro che sono eletti dal popolo. Questo è l'architrave del nostro sistema e non lo dobbiamo per nulla spostare».