Il dossier Russia divide sempre di più Salvini e Tajani: Meloni riuscirà a mediare?
Il ministro delle Infrastrutture ha da sempre posizioni più "morbide" rispetto alle politiche di Mosca, al contrario del ministro degli Esteri ancorato a posizioni più europee
Mentre il prezzo del greggio supera la soglia dei 100 dollari al barile, una recente mossa degli Stati Uniti ha riacceso un acceso confronto politico a Roma, mettendo in evidenza una frattura profonda all’interno del governo italiano. Protagonisti del duello sono il vicepremier Matteo Salvini e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, portatori di due impostazioni opposte sulla gestione della crisi energetica e sui rapporti con Mosca.
Il “pragmatismo” di Salvini
La scintilla è stata la decisione dell'amministrazione Trump di varare un “waiver” temporaneo di 30 giorni, allentando le restrizioni sulle esportazioni di petrolio russo per raffreddare mercati in tensione. Salvini ha salutato il provvedimento come una scelta “pragmatica”, invitando apertamente Italia e Unione europea a valutare un percorso analogo. Il leader della Lega richiama l'attenzione sul disagio economico interno e sulle ricadute immediate per cittadini e imprese: “chi sta pagando di più siamo noi”, ha insistito, facendosi interprete delle difficoltà delle aziende energivore e degli automobilisti, penalizzati dal caro carburanti.
A bilanciare l'approccio leghista interviene Antonio Tajani, che ha ribadito la necessità di mantenere intatto il regime sanzionatorio contro la Russia, ricordando come l'Italia sia stata tra i promotori delle misure restrittive. Per il titolare della Farnesina, le sanzioni restano lo strumento politico ed economico imprescindibile per spingere Mosca a un cessate il fuoco e ad aprire un negoziato di pace sull'Ucraina. La posizione è senza ambiguità: “Assolutamente sì” al mantenimento delle sanzioni finché il conflitto non si fermerà.
La divergenza tra Salvini e Tajani è una frattura che attraversa piani economici, strategici e geopolitici. Da un lato, l'urgenza domestica invocata da Salvini, concentrata sui costi immediati per famiglie e imprese; dall'altro, la fedeltà alla linea atlantica ed europea difesa da Tajani, che guarda alla stabilità degli equilibri internazionali nel medio-lungo periodo.