il caso
Il vice ministro degli Esteri Cirielli "scavalca" Tajani e incontra riservatamente l'ambasciatore russo: l'ira di Meloni
Incontro segreto fuori dai canali ufficiali della Farnesina: gelo con la premier e allarme per i segnali a Mosca e agli alleati
Un colloquio tenuto lontano dai canali ufficiali della Farnesina minaccia di aprire una profonda frattura all’interno dell’esecutivo. Al centro della vicenda c’è il vice ministro degli Esteri Edmondo Cirielli, protagonista di un faccia a faccia con l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Aleksej Paramonov.
Secondo indiscrezioni di stampa raccolte dal Corriere della sera, il vertice si sarebbe svolto in assoluta riservatezza il 15 marzo 2026, senza informare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni né il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
La reazione di Palazzo Chigi è stata durissima. La rottura della catena di comando su un dossier tanto sensibile quanto quello dei rapporti con Mosca, nel pieno della guerra in Ucraina, ha scatenato l’immediata irritazione della premier. Fonti governative parlano di un’iniziativa “non concordata” che ha prodotto un confronto “franco” e un gelo pesantissimo tra Meloni e Cirielli.
L’isolamento politico del vice ministro (al momento indisponibile a commenti) sarebbe tale che lo stesso avrebbe confidato ai propri interlocutori: “Giorgia non mi risponde”. L’iniziativa autonoma di Cirielli — esponente di punta di Fratelli d’Italia e figura fin qui allineata alla linea ufficiale pro-Ucraina — ha spiazzato tanto gli alleati quanto gli apparati tecnici del ministero. Ad aggravare il quadro è il profilo dell’interlocutore. Paramonov è un diplomatico dal forte tasso di “politicità”: a inizio febbraio aveva attaccato frontalmente la premier, accusandola di “mettere la testa sotto la sabbia” sui rapporti bilaterali. In passato era già stato convocato dalla Farnesina quando Mosca inserì il Presidente Sergio Mattarella tra i presunti “russofobi”.
Un incontro segreto con un profilo simile rischia di inviare segnali distorti e pericolosi sia a Mosca sia alle capitali alleate. Il passo falso si inserisce in un clima già teso nella maggioranza. Da un lato, la Lega continua a spingere per un “realismo energetico” che lascia intravedere aperture future al gas russo; dall’altro, infuria la polemica sulla Biennale di Venezia (presieduta da Pietrangelo Buttafuoco), la cui decisione di ammettere il padiglione russo ha suscitato lo sdegno di 22 Paesi europei e l’imbarazzo dell’esecutivo.