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«Usate sistemi clientelari per la campagna per il Sì», bufera sul deputato di FdI
A una settimana dal voto, l'appello di Aldo Mattia trasformano il dibattito in una battaglia sui metodi
A una settimana dal referendum sulla giustizia, la contesa politica abbandona il terreno del merito e scivola sui metodi di mobilitazione e sull’uso delle parole.
La sera del 15 marzo 2026, nella sala municipale del Palazzo Regina Elena a Genzano di Lucania (Potenza), un incontro a sostegno del Sì si è trasformato in un caso politico nazionale.
Quello che è successo è vergognoso, l'On. Aldo Mattia (FdI) chiede ai patrioti di usare metodi clientelari per ottenere voti per il sì al referendum. Si sciacquassero la bocca quando parlano di Falcone e Borsellino mentre hanno al loro interno questi soggetti. #IoVotoNO pic.twitter.com/UJEhZlQNGD
— Aldo Sciara (@AldoSciara) March 15, 2026
Protagonista è Aldo Mattia, deputato lucano eletto con Fratelli d’Italia. In un video diffuso il 16 marzo dal Corriere del Mezzogiorno, il parlamentare esorta i presenti a ricorrere a ogni mezzo pur di prevalere nella consultazione del 22 e 23 marzo. La frase che ha scatenato l’indignazione è netta: “Se serve, usate anche il solito sistema clientelare”.
Nel filmato, l’invito viene chiarito con esempi che richiamano pratiche di scambio di favori: “tu sei mio cugino… io ti ho fatto questo favore… aiutami”. Una scelta espressiva che, di fatto, finisce per legittimare comportamenti impropri, erodendo il principio di uguaglianza e inquinando la libera espressione del voto.
Lo scivolone non si è limitato ai metodi di raccolta del consenso. Durante lo stesso comizio, Mattia ha attaccato la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, definendola “antipatica, brutta e comunista”: un affondo personale che intreccia stigma estetico, sessismo e un’etichetta ideologica usata come marchio infamante, segno di come l’invettiva stia soppiantando il confronto argomentato.
L’episodio irrompe in un contesto già teso e polarizzato. Gli elettori sono chiamati a pronunciarsi sulla cosiddetta “Riforma Nordio”, una revisione costituzionale ai sensi dell’articolo 138 (dunque senza quorum), che prevede la netta separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura con l’introduzione di forme di sorteggio e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. I fautori del Sì presentano la riforma come un argine alle correnti e ai giochi di potere; i comitati per il No, sostenuti da associazioni e sindacati, denunciano invece il rischio di comprimere l’indipendenza della magistratura.
Le parole di Mattia minacciano ora di offuscare il confronto sul merito, trasformando la consultazione in una resa dei conti politica. Non è il primo cortocircuito comunicativo di questa campagna: l’uscita del deputato segue altre polemiche, come le dichiarazioni attribuite al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che avrebbe definito il CSM un “sistema paramafioso”, e quelle della sua capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi, secondo cui “col Sì ci togliamo di mezzo la magistratura”. In un clima in cui il referendum è percepito da molti osservatori come un test cruciale per la tenuta della maggioranza guidata da Giorgia Meloni, il “caso Mattia” alimenta la retorica di entrambi i fronti: l’opposizione lo usa per rafforzare la narrazione di un esecutivo ostile alle toghe, mentre la maggioranza denuncia campagne di disinformazione.
Con le urne ormai prossime, resta da capire se questa escalation inciderà soprattutto sull’astensionismo o sulla genuina partecipazione democratica del Paese.