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la svolta

Clacson, goliardia o intimidazione? Il “caso De Luca” a Barcellona diventa un giallo

L’episodio che ha acceso gli animi in campagna elettorale cambia volto: il legale del presunto autore parla di semplice saluto, non di minaccia. Ma il contesto politico resta incandescente

16 Marzo 2026, 09:49

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Clacson, goliardia o intimidazione? Il “caso De Luca” a Barcellona diventa un giallo

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Barcellona Pozzo di Gotto, nel pieno della vivace campagna per le Amministrative 2026, è diventata teatro di un caso politico nato da un episodio all’apparenza marginale. Nel pomeriggio di domenica 15 marzo 2026, Cateno De Luca, leader del movimento “Sud chiama Nord”, ha denunciato sui propri canali social di essere stato “inseguito e minacciato” da quattro persone a bordo di una Mercedes di colore scuro.

In quei momenti, De Luca stava attraversando la città per sostenere la candidatura alla carica di sindaca dell’avvocata Melangela ScolaroBarcellona Pozzo di Gotto è considerata un terreno cruciale per la strategia territoriale del movimento, impegnato da mesi in incontri pubblici in vista della contesa elettorale. La segnalazione del leader politico ha subito innescato un’ampia eco istituzionale e mediatica.

Poche ore dopo, però, la ricostruzione è stata radicalmente messa in discussione. L’avvocato Giuseppe Imbesi, legale del presunto autore dell’intimidazione — che si è riconosciuto nei video diffusi online — ha diffuso una nota in cui esclude categoricamente qualsiasi matrice mafiosa. Secondo la difesa, il suo assistito “ha rallentato la marcia e azionato il clacson esclusivamente a titolo di saluto e partecipazione” mentre transitava vicino al gruppo di sostenitori di De Luca.

Un dettaglio ritenuto significativo dal legale: l’uomo alla guida è il fratello di una candidata inserita nelle liste a sostegno della stessa Melangela ScolaroImbesi ha definito l’episodio “al massimo di goliardia”, giudicando l’uso del termine “mafia” “sproporzionato, improprio e gravemente lesivo”.

Nel tentativo di riportare la vicenda “entro il suo reale perimetro”, ovvero come un fatto privo di contenuti minatori, il suo assistito ha dato immediata disponibilità a presentarsi spontaneamente ai Carabinieri per rendere dichiarazioni e chiarire l’equivoco.