I progetti
Oreto e Vergine Maria, in fumo 30 milioni
Iter in forte ritardo e fondi tagliati dal governo nazionale: il Comune chiede la ricopertura finanziaria L’assessore Alongi scrive a Roma, opposizioni critiche: «Opere vitali per il bacino fluviale e la borgata marinara»
Roma taglia l’acqua a Palermo e mollano gli ormeggi per perdita dei fondi i due maxi progetti da circa trenta milioni di euro complessivi per le due “rivoluzioni” costiere della foce dell’Oreto, che da sola vale poco meno di 14 milioni, e del porticciolo di Vergine Maria. L’obiettivo era già un puntino all’orizzonte, dal momento che il definanziamento poteva essere evitato soltanto andando ad appalto entro giugno. Utopia, praticamente. Un terzo intervento, 5,2 milioni per il parco di Villa Turrisi, non dispera ancora di andare in onda, trovandosi più avanti, in fase di progetto esecutivo, mentre i primi due kolossal progettuali sono impantanati nelle complesse autorizzazioni ambientali Via e Vas, quelle che - osservano gli uffici dell’assessorato comunale all’Ambiente - esigono da 147 a 235 giorni per uscire dalle scrivanie della Regione. La grossa grana è venuta fuori ieri nelle audizioni della commissione Urbanistica. Un eufemismo definire a rischio il finanziamento, retaggio dell’obiettivo (mancato) M5C2 2.1 del Pnrr, sulla rigenerazione urbana. Svanita l’opportunità Pnrr, i progetti finirono sotto l’ombrello del Pon Metro Plus. E qui arriva la mazzata: una decina di giorni fa il governo nazionale ha tagliato con decisione il budget complessivo, travolgendo questi e altri progetti.
Dunque, il problema potrebbe verosimilmente allargarsi a macchia d’olio, su altre opere ricoperte e poi ancora denudate dalla decurtazione. Tempi e sostanza dell’operazione hanno spinto il Comune, qualche giorno fa, a scrivere al Ministero dell’Economia, «manifestando - spiega l’assessore Pietro Alongi - la circostanza oggettiva di mancanza di responsabilità da parte nostra nella perdita dei fondi, per considerare e attuare la possibilità della ricopertura». La convinzione che non sia colpa propria, al Comune, fa il paio con la franchezza con la quale si ammette sostanzialmente che il cronoprogramma è fermo ai livelli del 2023-2024, per un intervento costa-fiume che in corso d’opera ha richiesto l’integrazione di una ulteriore e molto specifica valutazione ambientale, quella “ex articolo 109”, per l’immissione in mare della diga foranea. Di fatto, spiegano dagli uffici, si è appena riusciti a scardinare la pratica dalla conferenza di servizi, fascicolo che ancora deve approdare in Comitato tecnico scientifico, fermo com’è ormai da circa un anno e mezzo all’assessorato regionale Territorio e ambiente. E il cronoprogramma è ancora fitto, incluso il passaggio in consiglio comunale. Con ulteriori affanni legati alla progettazione esecutiva, per la quale le verifiche sugli affidamenti - dicono sempre dall’assessorato - assorbono due-tre mesi. Gli osservatori meno temperanti parlano di «scippo» che rischia di far naufragare, a Palermo come in altre città, opere di valore strategico essenziale. «La rigenerazione della foce - dice il consigliere Cinquestelle Antonino Randazzo - è la porta indispensabile di tutti i progetti per la Costa Sud e l’approdo di Vergine Maria è un tema vitale per i residenti della borgata». Mentre Randazzo annuncia che «i parlamentari nazionali del Movimento faranno interrogazioni alla Camera e al Senato», Giulia Argiroffi, per Oso in commissione, sottolinea: «Il fallimento emerso certifica l’incapacità dell’amministrazione di rispettare gli impegni assunti e i programmi approvati, oltre che di smentire nei fatti quegli obiettivi che aveva indicato come prioritari. Un danno gravissimo per la città chevidenzia un doppio fallimento sul progetto della foce del fiume Oreto: un intervento strategico sia per la riqualificazione della Costa Sud, sia per il completamento del Parco dell’Oreto, che proprio lì trovava il suo snodo finale. Due progetti simbolo, più volte rivendicati come manifesti di questa amministrazione, che oggi restano incompiuti».