Il retroscena
Giunta regionale, Schifani chiude il cerchio sul rimpasto a due tempi: subito i posti a democristiani e autonomisti
In settimana l’assegnazione dei due assessorati vacanti: in pole position Ignazio Abbate e Valeria Caci. Fra fine aprile e maggio gli altri cambi
La tempistica è stata definita a metà della scorsa settimana: si procederà «subito dopo il referendum». Ma, annotano fonti ben accreditate a Palazzo d’Orléans, «il risultato del voto sulla riforma della giustizia non c’entra nulla». Il ritardo è dovuto soltanto a ragioni di bon ton politico: evitare fibrillazioni nel centrodestra durante la campagna referendaria. Ma da stasera in poi, alla Regione, parte l’operazione rimpasto. In due fasi.
Renato Schifani ha deciso di non aspettare più i tempi degli altri alleati - soprattutto quelli, giudiziari, di Fratelli d’Italia - e nei prossimi giorni è pronto ad assegnare i due posti (Famiglia e Autonomie locali) lasciati vacanti in giunta da Nuccia Albano e Andrea Messina dopo l’inchiesta per corruzione su Totò Cuffaro: uno sarà restituito alla Dc, l’altro andrà all’Mpa. E, si badi bene, per rispettare le quote rosa nel governo regionale, dovranno essere un uomo e una donna.
La svolta è arrivata dopo le ultime consultazioni degli scorsi giorni. Con un faccia a faccia fra il presidente della Regione e Raffaele Lombardo. Cominciato con un interrogativo secco di Schifani all’alleato: «Ma tu il secondo assessore lo vuoi per forza? Non potete farne a meno?». La risposta, tradotta dal “lombardese” (lingua autoctona alquanto astrusa ai più) è pressappoco questa: «Non ce l’ha detto certo il dottore che dobbiamo averlo, ma ce lo ha assicurato il leader nazionale del tuo partito». In effetti la moral suasion di Antonio Tajani affinché venga rispettato l’accordo fra Forza Italia e gli autonomisti, decisivi per l’elezione di Caterina Chinnici alle Europee, negli ultimi tempi s’è fatta più pressante. E così Schifani, un po’ a malincuore, deve rinunciare al posto in più ipotizzato per il suo partito.
Ma cosa va a chi? Tanto la Dc quanto l’Mpa preferirebbero le deleghe che erano di Albano (Famiglia, Politiche sociali e Lavoro), ma sull’attribuzione pesa un ragionamento, corretto, messo sul tavolo dagli “orfani” di Cuffaro: «Noi abbiamo già rinunciato a un posto e quindi abbiamo il diritto di scegliere l’assessorato». Il designato resta sempre il deputato regionale Ignazio Abbate. Sul quale, però, Schifani (che ha chiesto ai democristiani «un nome di alto profilo») continua ad avere qualche riserva, legata soprattutto alle inchieste risalenti all’epoca del suo ruolo di sindaco di Modica: una per truffa sugli indennizzi dopo una tromba d’aria e un’altra indebita destinazione di denaro pubblico sui fondi per i buoni libro. Il gruppo della Dc all’Ars, pur con qualche distinguo, insiste su Abbate, pur tenendosi la carta del ritorno di Messina come piano B.
Lombardo, nel colloquio con Schifani, oltre a insistere sulla Famiglia (ricevendo però un rifiuto, garbato ma secco), ha provato anche a invertire il genere: all’Mpa l’uomo, alla Dc la donna. Magari proprio Laura Abbadessa, presidente regionale del partito, oltre che moglie di Massimo Russo, magistrato sempre stimatissimo dal leader autonomista. «Non la vogliono», la risposta del governatore. E dunque l’ex governatore, che magari avrebbe piazzato il pluri-collaudato Antonio Scavone alla Famiglia (dove l’altra ipotesi poteva essere l’assessora catanese Serena Spoto), deve ora proporre una donna alle Autonomie locali. Il nome più probabile, già anticipato da La Sicilia all’inizio del tormentone-rimpasto, resta quello di Valeria Caci. Che nella giunta comunale di Gela gestisce, in quota Mpa, le deleghe ai Servizi sociali. In casa autonomista si discute anche di «un profilo tecnico, dal mondo delle professioni e dell’università». E qualcuno indica l’identikit di Vera Greco, ex sovrintendente a Catania e Ragusa, apprezzata dirigente regionale dei Beni culturali. Ma la favorita resta Caci.
E il resto del rimpasto? Se ne riparla fra fine aprile e inizio maggio, dopo che FdI avrà sciolto il nodo giudiziario relativo a Elvira Amata, con un possibile rimescolamento di posti e di deleghe fra i meloniani e Forza Italia. Che dunque, nella prima parte del rimpasto a due tempi, resta a bocca asciutta. E anche questo, per Schifani, è un rischio. Calcolato, ma pur sempre un rischio.