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Referendum, dentro Forza Italia inizia la resa dei conti. Falcone: «In Sicilia peggio dell'Emilia Romagna, è un campanello d'allarme»
L'eurodeputato ammette la sconfitta e lancia l'allarme per «la tenuta» del partito. «Le nostra roccaforti vanno difese»
In Sicilia prevale il silenzio nella maggioranza dopo la debacle del fronte del Sì al referendum sulla giustizia. L'Isola, storico granaio di voti del centrodestra, si è trasformata a sorpresa in una roccaforte del No. Dopo la Campania, è infatti la Sicilia la Regione italiana con la più alta percentuale di scarto: 60,98% di No, 39,02% di Sì.
Il primo a commentare, intorno alle sette della sera, è l'eurodeputato di Forza Italia Marco Falcone, che ammette: «Siamo delusi: questo referendum rappresenta un’occasione persa per modernizzare la giustizia e avviare l’Italia verso una nuova stagione di riforme, un passaggio che difficilmente si ripresenterà nel breve periodo».
Poi l'affondo politico rivolto al proprio partito sull'isola guidato da Renato Schifani. «Il popolo è sovrano e ne rispettiamo pienamente la volontà. Allo stesso tempo, chi ha responsabilità politiche deve saper leggere questo risultato e farne tesoro per il futuro», prosegue l’esponente azzurro.
«Proprio in Sicilia, poi - riflette Falcone - la sconfitta del Sì assume proporzioni ancora più rilevanti rispetto ad altre regioni, pare si superi addirittura l'Emilia-Romagna in termini percentuali. È un segnale da non sottovalutare, un forte campanello d’allarme per il centrodestra nel suo complesso e, per quanto ci riguarda, in particolare per la tenuta di Forza Italia. Le nostre roccaforti vanno difese con impegno e vicinanza alla gente, non considerate per acquisite».
Tra pochi mesi Forza Italia in Sicilia vivrà la fase congressuale, i tesserati voteranno per eleggere il nuovo segretario. Falcone è stato tra i più critici negli ultimi mesi sulla gestione del partito fatta dall'attuale segretario Marcello Caruso e dal governatore Schifani.

