LA PRIMA SCONFITTA
«È andata molto male»: la frase che Meloni non ha detto ma sa benissimo
Ora il «rischio» di un’azione «più incisiva» delle toghe. E c'è il rebus Delmastro
A Palazzo Chigi non si fa praticamente vedere. E a sera la sintesi della giornata la fa un alto in grado di FdI: «È andata molto male». Peggio delle peggiori aspettative, perché quello sul referendum sulla giustizia è stato, vista anche l’affluenza record, inevitabilmente «un voto contro il governo». Giorgia Meloni non lo direbbe mai ma ne è consapevole. Ne parla coi suoi vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, che sente per fare prime valutazioni di un risultato che coglie il centrodestra parecchio di sorpresa. Perché l’esito è inequivocabile. E sarà certo stato il momento sbagliato, perché nelle situazioni di grande incertezza, come dice il fedelissimo Giovanbattista Fazzolari, i cittadini non vogliono fare «salti nel vuoto» e preferiscono «lo status quo». Ma sta di fatto che per la maggioranza degli italiani la Costituzione non si tocca, o almeno non così.
I cittadini hanno parlato «chiaro», e sarebbe da sciocchi che non sanno fare politica non tenerne conto, sarebbe stato uno dei pensieri - si racconta in ambienti della maggioranza - che la premier avrebbe espresso coi suoi. Insieme all’impellenza di restare concentrati per non dare spazio (e tempo), al centrosinistra di costruire un’alternativa di governo. Perché come ammette in tv uno dei suoi luogotenenti, Giovanni Donzelli, "con questi numeri” potrebbero anche vincere. Bisogna fare attenzione a «non restare a farsi rosolare», le suggerisce più di qualcuno dei fedelissimi. Perché è chiaro che ora l’ultimo miglio della legislatura sarà più complicato, e non solo perché la magistratura potrebbe tentare di essere ancora più «incisiva» (citando sempre Fazzolari) per mettere i bastoni tra le ruote al governo.
«Sarà un anno di campagna elettorale», tutto sull'ottovolante, e «le fibrillazioni» non potranno che aumentare, pronostica un big della maggioranza che di stagioni del centrodestra ne ha vissute parecchie. Anche per questo il braccio destro della premier predica «serenità» e ancora "maggiore compattezza» della coalizione, alla luce - dice il sottosegretario alla Presidenza - di una campagna elettorale che è stato il centrosinistra a «radicalizzare». Gli alleati hanno sottoscritto un programma che si sta portando avanti, riforma della giustizia compresa. E l’orizzonte rimane quello di arrivare «a fine legislatura» avendo onorato «tutti gli impegni presi con gli italiani», ragiona Fazzolari. Spiegando che si andrà avanti anche col «premierato», che è parcheggiato da più di un anno oramai in commissione Affari costituzionali a Montecitorio. E pure con la legge elettorale, che altro non è che «una tappa del premierato», e potrebbe iniziare il suo iter alla Camera già in settimana.
Ufficialmente, non ci sono piani B, né rimpasti all’orizzonte. Certo sarà da affrontare il caso di Andrea Delmastro, che ha creato più di qualche imbarazzo nell’esecutivo. Il sottosegretario alla Giustizia è rimasto nella sua Biella a seguire lo spoglio ma la premier potrebbe chiamarlo nelle prossime ore, una volta rientrato a Roma, almeno per un chiarimento, e c'è chi non esclude decisioni più drastiche. Poi sarà lei stessa a partire alla volta di Algeri, a dimostrare che l’azione di governo non subisce battute di arresto da quella che è, per lei, la prima palese sconfitta.