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24 marzo 2026 - Aggiornato alle 10:51
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il dopo voto

Referendum, il "mea culpa" di Carlo Nordio: «Mi assumo la responsabilità politica». Ora un nuovo cantiere per le riforme

Dopo la sconfitta al referendum Nordio non cerca alibi: responsabilità politica e svolta pragmatica su concorsi, digitalizzazione e dialogo con la magistratura

24 Marzo 2026, 10:21

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Referendum, il "mea culpa" di Carlo Nordio: «Mi assumo la responsabilità politica». Ora un nuovo cantiere per le riforme

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All’indomani del trionfo del No al referendum costituzionale, Carlo Nordio non cerca scorciatoie. La consultazione ha sancito una netta vittoria del fronte del “No”, attestata al 54%, con un’affluenza insolitamente alta, prossima al 59%.

Di fronte a questo verdetto inequivocabile, il Guardasigilli è intervenuto a Start su Sky TG24 e ha pronunciato parole nette: “La riforma porta il mio nome e me ne assumo la responsabilità politica”. Il ministro della Giustizia ha riconosciuto, a mente fredda, evidenti “difetti di impostazione e comunicazione” nella campagna appena conclusa.

Il progetto, respinto dalle urne, ruotava attorno alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, alla scissione del Consiglio Superiore della Magistratura e all’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. Nordio ammette l’incapacità di illustrare senza slogan un disegno costituzionale così complesso a un elettorato eterogeneo.

Nel dibattito pubblico, infatti, la riforma è stata impropriamente accostata alla promessa di processi più rapidi e di una macchina della giustizia più efficiente. Lo stesso ministro, in più occasioni, aveva chiarito con franchezza che la separazione delle carriere non accelera di per sé i procedimenti, ma rappresenta un “principio ordinante” volto a rafforzare l’imparzialità percepita e a limitare la commistione culturale tra funzioni giudicanti e requirenti.

Questo scarto tra aspettative create e obiettivi reali ha indotto molti elettori a chiedersi in che modo sarebbe migliorata la loro esperienza in tribunale, un interrogativo rimasto senza una risposta convincente. Se l’impianto costituzionale è stato respinto, permangono intatti gli interventi urgenti e le leve di politica giudiziaria che non richiedono una revisione della Carta. L’agenda dettata dal Guardasigilli punta su misure concrete e “a prova di cittadino”: completare i concorsi per le assunzioni in magistratura, investire nella digitalizzazione di atti e udienze e individuare un equilibrio più preciso e condiviso sul tema delle intercettazioni.