Politica
Ragusa e il commento sul referendum, Firrincieli: "A votare no il 63%, la stessa percentuale che aveva sostenuto Cassì"
"Il sindaco ha condotto una campagna elettorale con profilo basso e ha sostenuto le ragioni del sì. Ma nella sua città gli è andata male"
A Ragusa il referendum sulla riforma della giustizia si è concluso con un esito netto: quasi il 63% degli elettori ha scelto il "no". Un dato che ha immediatamente alimentato letture politiche, anche perché ricalca la percentuale ottenuta dal sindaco Peppe Cassì al momento della sua elezione, quando si presentò come candidato civico.
Per il consigliere comunale Sergio Firrincieli, tuttavia, quella coincidenza aritmetica oggi va interpretata in modo diverso rispetto al passato. "Quel 63% non avrebbe alcun parallelismo se il sindaco fosse rimasto civico", osserva.
"Ma oggi Cassì è un esponente del centrodestra, iscritto a Forza Italia", il partito che insieme al governo ha sostenuto questa riforma della giustizia. È inevitabile che il dato venga letto anche alla luce di questa scelta politica.
Secondo Firrincieli, il risultato cittadino è un segnale che il primo cittadino dovrebbe valutare con attenzione, anche perché in pochi avrebbero seguito le sue indicazioni. Pur riconoscendo che ogni consultazione ha dinamiche proprie e non può essere sovrapposta automaticamente a un’altra, il consigliere insiste sulla valenza simbolica della coincidenza: "Questa volta il 63% assume un peso diverso, perché arriva in un momento in cui il sindaco appartiene a un partito che ha sostenuto apertamente la riforma".
Il consigliere rileva inoltre la scelta del sindaco di mantenere un profilo basso durante la campagna: "Cassì ha partecipato in sordina, quasi senza esporsi. Probabilmente temeva che il ‘sì’ non avrebbe avuto una buona sorte, oppure riteneva che molti cittadini non avessero ancora pienamente percepito il suo passaggio nella maggioranza di governo".
Firrincieli evidenzia poi il cortocircuito tra il passato civico di Cassì e l’attuale collocazione partitica: "Mi chiedo come un amministratore che ha costruito la sua carriera sull'autonomia del territorio possa oggi trovarsi a proprio agio con una leadership nazionale come quella di Tajani. Ogni sua apparizione televisiva, ogni sua dichiarazione, rappresenta una distanza siderale dai bisogni reali di Ragusa. Per chi, come il sindaco, ha sempre rivendicato indipendenza, questo allineamento a Roma appare oggi, politicamente, un vicolo cieco e un motivo di profondo imbarazzo".
E conclude: "Forza Italia, in questa occasione, ha perso. E il sindaco, che oggi ne fa parte, non può ignorarlo. Viaggiare in sordina può far sperare che la gente non si accorga del suo nuovo posizionamento politico, ma i numeri parlano chiaro".
L’analisi di Firrincieli si inserisce in un dibattito più ampio sul rapporto tra amministrazione locale e appartenenze nazionali, tema che a Ragusa torna ciclicamente al centro della discussione pubblica. L’esito referendario, così netto, diventa pertanto anche una chiave di lettura politica, oltre che l’espressione del giudizio dei cittadini sulla riforma proposta.