English Version Translated by Ai
24 marzo 2026 - Aggiornato alle 16:27
×

la mappa

Referendum, chi ha votato e come ha votato secondo genere, età, titolo di studio e condizione occupazionale

Paese spaccato: il "No" al 53,7% in un'alta astensione (41,8%), con diversi spunti di riflessione

24 Marzo 2026, 14:36

14:40

Referendum, chi ha votato e come ha votato secondo genere, età, titolo di studio e condizione occupazionale

Seguici su

Un’analisi puntuale dei flussi elettorali, elaborata sulle stime di Ipsos Doxa, pubblicato dal Corriere della Sera, restituisce l’immagine di un Paese profondamente diviso. Il risultato complessivo, con il “No” al 53,7% contro il 46,3% del “Sì” a fronte di un’astensione elevata (41,8%), cela al suo interno dinamiche socio-demografiche marcate e polarizzate.

Osservando le scelte di voto per genere, età, titolo di studio e condizione occupazionale, emerge con chiarezza come l’orientamento alle urne sia stato fortemente condizionato dal capitale culturale e dalla collocazione nel tessuto socio-economico.

Sul fronte del genere, si registra una differenza contenuta ma significativa.

Gli uomini (48,5% del campione) hanno mostrato una maggiore apertura al “Sì” (48,5%) rispetto alle donne, pur restando in minoranza rispetto al “No” (51,5%). Le elettrici (51,5% del corpo elettorale) hanno infatti blindato la vittoria del “No” con un 55,9% e hanno manifestato anche una più ampia propensione al non voto (43,5% contro il 40% maschile).

Le fratture più evidenti emergono però per età. Il “No” prevale nettamente tra i più giovani: nella fascia 18-34 anni raggiunge il 55,3%, percentuale che sale al 57,6% tra i 35-49 anni. Esiste un’unica roccaforte del “Sì”: i cittadini di mezza età. Tra i 50-64enni il “Sì” ottiene la maggioranza assoluta (53,3%). Oltre i 65 anni, l’ago della bilancia torna a favore del “No” (56,6%).

Il vero spartiacque della consultazione è il livello di istruzione. All’aumentare del titolo di studio, il “No” si rafforza in modo proporzionale e netto. Tra i laureati (16,2% dell’elettorato) tocca un risultato quasi plebiscitario: 67,9%, contro un 32,1% per il “Sì”, con una delle quote di astensione più basse (32,5%). Tra i diplomati (35,6% dei votanti) il distacco si riduce, ma il “No” resta avanti al 52,6%. La tendenza si capovolge fra chi possiede solo la licenza media o elementare: in questo gruppo, che costituisce la fetta più ampia del corpo elettorale (48,2%), prevale il “Sì” con il 51,4%, mentre si registra anche il massimo tasso di diserzione dalle urne (47,4%).

La frattura si riflette fedelmente anche nelle condizioni professionali, con indicazioni nette sulla partecipazione. Gli studenti sono la categoria più mobilitata contro la proposta: mostrano il tasso di astensione più basso (26,3%) e bocciano la misura con un 63,6% di “No”. All’opposto, le casalinghe (12,3% del totale) rappresentano un presidio del “Sì” (57,4%), ma con un forte disinteresse verso le urne (astensione al 53,6%). Nel mondo del lavoro, i vertici professionaliimprenditori, liberi professionisti e dirigenti — votano compatti per il “No” (57,2%) e partecipano in misura elevata (astensione 29,4%). Analogamente, impiegati e insegnanti privilegiano il “No” (53,5%) con un astensionismo contenuto (36%). I lavoratori autonomi si allineano al rifiuto maggioritario (53,9% di “No”). L’unico segmento di attivi a favorire il “Sì” è il ceto operaio e affini, che lo sceglie, seppur di misura, con il 50,4%. I pensionati, architrave demografico del Paese (26,7% del totale), respingono la misura con il 57% di “No”.

Le persone inattive (disoccupati e NEET) seguono il trend nazionale a favore del “No” (54%), ma spiccano per un’astensione che supera la metà degli aventi diritto (50,9%).

Inoltre vi è stata una chiara polarizzazione del voto: chi si colloca a Sinistra per il 94,2% ha votato No, chi si colloca politicamente a Destra per il 93,3% ha votato Sì. 

Il “No” è stato trainato dalla forte mobilitazione delle élite intellettuali e professionali, dei colletti bianchi e delle nuove generazioni studentesche. Il “Sì” ha invece trovato sostegno tra i 50-64enni, nelle fasce a minore scolarità, nel mondo operaio e nel segmento delle casalinghe. Uno spaccato sociologico che riflette la complessità di un’Italia in cui le opzioni politiche rispecchiano direttamente le fratture formative ed economiche del Paese.