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La senatrice del M5s Barbara Floridia: «Il No avviso a Meloni, tocca a noi progressisti tenere vivo lo slancio»
«Direi che possiamo, giusto per un attimo, gioire. Poi: l’alternativa c’è e penso che il metodo delle primarie, che sembra sposato da tutte le forze del fronte progressista, possa essere valido»
Senatrice, presidente della commissione di vigilanza Rai, già sottosegretaria all’Istruzione nel governo Draghi e, nel 2022, candidata del Movimento 5 stelle alle primarie in Sicilia per la scelta del nome da spendere per la presidenza della Regione: Barbara Floridia a stento trattiene l’entusiasmo per la vittoria del No.
Senatrice, intanto commentiamo il risultato, direi.
«Sono molto soddisfatta, soprattutto della grande partecipazione. Gli italiani hanno chiaramente bocciato l’unica riforma proposta in questi quattro anni di governo del centrodestra. È chiaro che le persone hanno iniziato a stancarsi».
Il presidente Giuseppe Conte è stato fra i primi a commentare il risultato del referendum e ha subito buttato la palla nel campo delle primarie.
«Io intanto mi concentrerei su questo post-referendum. Direi che possiamo, giusto per un attimo, gioire. E ribadire le cose non fatte da questo governo. Poi: l’alternativa c’è e penso che il metodo delle primarie, che sembra sposato da tutte le forze del fronte progressista, possa essere valido per decidere la candidatura. Ma questo, secondo me, verrà dopo il lavoro sul programma».
Molti commentatori hanno avvisato che questo voto contro la riforma costituzionale non è detto che sia un voto per il fronte progressista alle elezioni politiche. Come si capitalizza questa esperienza?
«Partiamo da un fatto: ogni voto è politico e va politicizzato. Sicuramente il voto ha consegnato una bocciatura del governo Meloni, altra cosa è invece il percorso dell’alleanza progressista. A noi tocca tenere viva la fiamma della partecipazione. Se è anche vero che non è un’equazione precisa quella fra il “No” e il fronte progressista, però possiamo dire che di certo questi sono voti contro Meloni».
Si aspettava questo risultato in Sicilia, il 60,98% di No?
«In realtà un po’ temevo, perché la Sicilia è governata dalla destra. Abbiamo lavorato tanto sui territori, con i comitati e le forze politiche, però non me lo aspettavo così netto il risultato. Ho ritrovato una Sicilia che amo, una Sicilia che partecipa».
Nel suo territorio, che è quello della provincia di Messina, si è registrata l’affluenza più alta dell’Isola ma anche il numero più alto di Comuni dove ha vinto il Sì. Come lo legge?
«Nel mio Comune ha vinto il No, a Messina ha vinto il No... Abbiamo una presenza di molti parlamentari messinesi di peso nel centrodestra, penso a Galluzzo, Calderone, Matilde Siracusano, che è sottosegretaria, è di Messina. E poi c’è il tema dell’elettorato di Cateno De Luca, il cui orientamento forse può essere definito variabile, o quantomeno trasversale. Sicuramente c’è stata una mobilitazione importante nella provincia di Messina».
Il deputato Manlio Messina ha chiesto le dimissioni del presidente Renato Schifani, visto l’esito del referendum, lo sapeva?
«Mi fa piacere che Manlio Messina stia volando verso le posizioni del Movimento 5 stelle (ride, ndr). Le dimissioni di Schifani hanno tante ragioni d’essere: intanto c’è mezza giunta indagata, c’è una situazione molto grave di risposte che non vengono date al territorio. Molte volte la maggioranza è andata sotto nel voto all’Ars. Diciamo che il referendum non è la ragione principale per la quale chiederei le dimissioni di Schifani».
E ora che si fa?
«Ora si lavora ai programmi, vanno scritti con i cittadini. Bisogna arrivare, con il campo progressista, a raccogliere l’entusiasmo della partecipazione e raggiungere una sintesi. Il primo step è questo. A livello nazionale e regionale».