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25 marzo 2026 - Aggiornato alle 17:15
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COMUNE

Chioschi a Catania, Confcommercio all'attacco: «Piano inaccettabile, manca tutto»

L'associazione di categoria critica nel metodo e nel merito il provvedimento presentato a dicembre dalla Direzione Attività Produttive

25 Marzo 2026, 16:47

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Chioschi a Catania, Confcommercio all'attacco: «Piano inaccettabile, manca tutto»

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Quattordici nuovi chioschi da collocare in giro per Catania, ma nessuno sa bene dove, perché e con quale criterio. È questa, in sintesi, la critica che Confcommercio Catania muove al piano presentato dalla Direzione Attività Produttive al Consiglio comunale lo scorso dicembre. Una critica che non risparmia né il metodo né il merito: «Inaccettabile», dicono senza giri di parole il presidente Pietro Agen e il vicedirettore Francesco Sorbello.

La città conta oggi 83 chioschi per la vendita di generi alimentari e bibite, otto dedicati a fiori, oggettistica e informazioni turistiche e 40 edicole. Un patrimonio commerciale diffuso, radicato nei quartieri, che secondo Confcommercio merita una pianificazione seria — non quella arrivata sul tavolo del Consiglio comunale.

Il nodo del metodo: l'associazione esclusa dal tavolo

Prima ancora di entrare nel merito del documento, i vertici dell'associazione puntano il dito sulla procedura seguita dall'Assessorato. «Su un atto di pianificazione del territorio e commerciale così importante — spiegano Agen e Sorbello — l'Assessorato avrebbe dovuto preliminarmente attivare un momento di confronto con le organizzazioni di categoria. Invece ha preferito andare in solitaria».

Non è la prima volta che accade. Secondo Confcommercio, la stessa «inaccettabile distrazione» ha già prodotto conseguenze concrete: negli ultimi due anni l'amministrazione è stata costretta a ritirare dal Consiglio comunale alcuni regolamenti — tra cui quelli sui dehors e sul contrasto all'evasione — proprio per l'assenza di un ragionamento condiviso con le categorie. La questione, fanno sapere, è stata portata direttamente all'attenzione del sindaco Enrico Trantino.

Il merito: «Non è un piano, manca tutto»

Se il metodo è già contestato, il documento in sé non convince affatto. «Quello proposto non è un piano, manca tutto», attaccano Agen e Sorbello, che elencano le lacune con precisione chirurgica: nessun metodo esplicitato per la scelta dei siti, nessuna relazione sui singoli luoghi individuati, nessuna valutazione dell'impatto nelle aree interessate, nessuna analisi sui flussi veicolari generati, nessun parere della Direzione Urbanistica.

Il numero di 14 nuovi chioschi previsti, in particolare, rimane privo di qualsiasi giustificazione: «Non si comprende come si sia giunti a quel numero», sottolineano i rappresentanti dell'associazione, che parlano di «formule di rito» nel testo della delibera a fronte di un vuoto sostanziale nei contenuti.

«Le pianificazioni di urbanistica commerciale non si fanno così», è la chiosa. «C'è troppa approssimazione».

Le osservazioni di Confcommercio sono già state esposte nel corso dell'audizione in Commissione consiliare permanente Urbanistica. Ora la palla torna al Consiglio comunale, chiamato a decidere se procedere con un piano che, secondo una delle principali associazioni di categoria della città, non merita ancora quel nome.