Cantieristica navale
Fincantieri potrebbe investire a Messina, l'annuncio del presidente dell'Autorità portuale
La città dello Stretto alla ricerca di un rilancio economico, ma emergono ritardi e promesse non mantenute (caso Palumbo), nel convegno della Fiom
«La cantieristica rappresenta il genius loci di questa città. Il punto focale è quello di attrarre su Messina interlocutori internazionali di primissimo piano. Per questo abbiamo avviato con Fincantieri un ragionamento che è in nuce ma speriamo di portare avanti con il massimo dell'attenzione».
Esordisce così il presidente dell’Autorità di sistema portuale dello Stretto, Francesco Rizzo, intervenuto ieri all’aula Cannizzaro dell’Università nell’ambito del dibattito sul tema “Cantieristica navale ed economia del mare. Lo sviluppo industriale possibile per la città di Messina”, promosso dal segretario della Fiom Cgil Messina, Daniele David, e moderato dalla giornalista de La Sicilia, Manuela Modica.
Il presidente dell’Authority ha ribadito come in questo momento esistano le condizioni per attrarre grossi investitori, ricordando il caso del colosso Maersk pronto a sbarcare alla piattaforma logistica di Giammoro e il grosso investimento di Msc sul terminal crociere. Ognuno però deve fare la sua parte, dal sindacato, all’Autorità di sistema, alle istituzioni, fino agli imprenditori.
In questo momento il quadro è infatti tutt’altro che roseo. Oggi la cantieristica navale conta 4 cantieri - Palumbo, Cantieri dello Stretto, Intermarine, Liberty Lines - che tra diretto e indotto danno lavoro a 1.300 persone.
«Le principali imprese della navalmeccanica messinese - spiega David - impegnano complessivamente meno di 400 addetti diretti: il cantiere navale Intermarine Spa ha 70 operai diretti e circa 40 di indotto, i Cantieri navali dello Stretto hanno 42 dipendenti diretti e circa 120 operai di indotto, il cantiere navale Palumbo conta 30 operai diretti e circa 100 unità come indotto. Per dare un’idea della situazione, appena 15 anni fa, il rapporto fra lavoratori diretti dipendenti dei cantieri navali e lavoratori in appalto era di uno ogni cinque. Oggi c’è un lavoratore diretto, in media, ogni otto lavoratori degli appalti, in certi casi uno su dieci».
«Purtroppo, al netto della retorica, se la nostra discussione vuole andare oltre la testimonianza - aggiunge David - deve affrontare il problema che i più importanti armatori della città spostano le proprie commesse in luoghi dove lo stipendio medio di un architetto è di 476 € al mese, o a Malta (come nel caso della Palumbo Spa) dove lo stipendio medio lordo di un operaio non supera i 14.000 € all'anno».
Sotto la lente del sindacato in particolare i cantieri Palumbo. «Il cantiere navale Palumbo di Messina - spiega David - non è interessato da nessun progetto vero di manutenzione e degli impegni assunti in sede di concessione (che dovrebbe scadere, al netto di eventuali proroghe, nel 2027) non c’è traccia. Né delle 220 assunzioni (di cui 166 a tempo indeterminato) né dei 15 milioni di euro da investire per l’ammodernamento di un cantiere navale ormai decadente. Rilanciare la cantieristica navale nel Messinese - conclude il segretario - significa intervenire con adeguati investimenti e pressing sul governo nazionale affinché siano messe in campo risorse adeguate per l’ammodernamento dei bacini, dei capannoni e delle attrezzature».