English Version Translated by Ai
26 marzo 2026 - Aggiornato alle 13:58
×

Turismo

Post Santanchè, tra i "papabili" al ministero il siciliano Sallemi: «Sono a disposizione per il mio partito»

Un settore-chiave, che vale 185miliardi l'anno, cambierà guida. I profili dei candidati, tra cui il senatore di Vittoria che parla del "totonomi" con "La Sicilia"

26 Marzo 2026, 13:57

14:08

Post Santanchè, tra i "papabili" al ministero il siciliano Sallemi: «Sono a disposizione per il mio partito»

Seguici su

Nella sede del ministero al Turismo, in via Villa Ada a Roma, la poltrona lasciata da Daniela Santanchè è ancora calda, ma dopo le dimissioni "auspicate" dalla premier Giorgia Meloni, che è anche a capo del suo partito, Fratelli d'Italia, e poi attuate ieri, è il momento dei nomi. O meglio: del totonomi. Tra cui spicca quello di un siciliano, Salvatore Sallemi, detto Salvo, senatore di Fratelli d'Italia. Si tratta di un comparto fondamentale per l'economia italiana, che nel 2025 ha generato, tra spesa diretta e impatto sul territorio, oltre 185 miliardi di euro ed è chiamato a un’ulteriore crescita nel 2026, l’anno di Milano-Cortina e della consacrazione dell'«Italia destinazione mondo».


Nell'onda lunga del post-referendum - con la sonora sconfitta della riforma costituzionale scritta dal Governo sulla separazione delle carriere dei magistrati - quella che ha già portato alle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capa di gabinetto del ministro Carlo Nordio Giusi Bartolozzi, e non considerando l'ipotesi di una delega "ad interim" per la stessa presidente del Consiglio, di nomi per il post-Santanché se ne sono già fatti molti. E non solo da Fratelli d'Italia. Si parte da Luca Zaia, ex presidente del Veneto, figura di punta della Lega, che ha una lunga storia di gestione delle politiche turistiche tra regione e nazionale (era stato ministro dell’Agricoltura nel 2008-2010 e promotore di una forte integrazione agricoltura–ospitalità). Zaia è stato anche tra i principali artefici dei giochi di Milano-Cortina 2026. Esattamente come Giovanni Malagò. Manager sportivo, volto internazionale, già presidente del Coni e oggi nel perimetro della governance olimpica. Ma nel novero rientrano anche i fedelissimi, profili più politici che "tecnici". E qui i nomi sono quelli di Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato; Gianluca Caramanna, deputato FdI e storico responsabile Turismo del partito. E soprattutto Salvo Sallemi. Il senatore FdI, 49enne e siciliano, precisamente di Vittoria, è a Palazzo Madama dal 2022 e ha esperienza in Commissione Giustizia e nell’Antimafia. E la sua figura è utile per il "raccordo col Sud".

Sallemi, contattato da La Sicilia, mette subito le mani avanti: «Non ho saputo nulla fino adesso, ma sono contento di essere stato inserito in questo "totonomi". Sono contento che il mio nome venga tenuto in considerazione dal mio partito, di cui sono un militante storico». Sallemi non ha esperienze specifiche nel settore, ma viene da un territorio, quello ragusano, che più di altri in Sicilia negli ultimi anni è stato al centro di una grande crescita turistica. «La mia specificità - ammette Sallemi, di professione avvocato - è un’altra, certo. Ma nonostante il mio background sia di natura diversa sono a disposizione del mio partito sempre, con qualunque ruolo che ritengano sia compatibile».

Sallemi poi risponde sul clima politico in maggioranza, ovvero quello che lo ha portato, nel post-referendum, a essere tra i possibili successori di Santanché. Partendo dalle ultime dimissioni, quelle del capogruppo al Senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri. «In questo caso - commenta - credo che la questione di Forza Italia sia tutta interna al partito. Peraltro non è la prima volta che avviene una sostituzione di capigruppo, c'è stata anche nei Cinquestelle». Poi prosegue: «Un risultato referendario come quello dei giorni scorsi richiede degli assestamenti, come ha del resto detto e ribadito il nostro presidente del Consiglio. Credo sia fisiologico, la riforma era quello che gli italiani hanno chiesto, era voluta da tutti. E per quanto riguarda il mio partito credo sia stato abbastanza chiaro quello che ha detto il presidente del Consiglio. E le dimissioni sono state accettate da tutti con grande senso istituzionale», conclude.

Il totonomi è però lungo, e va oltre le figure politiche. E c'è un altro profilo dal background siciliano: quello di Sandro Pappalardo. Ex assessore al Turismo della Regione Siciliana, già consigliere d’amministrazione in Enit Spa, ovvero la società voluta proprio dalla Santanché per operare "in house" all'attrattività dell'offerta turistica nazionale. Nel 2025 è stato poi nominato presidente di Ita, la ex compagnia di bandiera oggi a guida Lufthansa. Da Enit anche il profilo di Elena Nembrini come direttrice generale. C'è anche Costanzo Jannotti Pecci, imprenditore e manager associativo del turismo termale e alberghiero (già alla guida di Federterme e Unione Industriali Napoli).

La scelta, comunque, non sarà semplice. Perché negli anni della Santanchè, nonostante le inchieste giudiziarie che hanno portato alle dimissioni "auspicate" da Meloni, il comparto turistico in Italia ha fatto bene. Il ministero del Turismo non è più – e forse non lo è mai stato – una "vetrina", ma un settore economico fondamentale. Nel 2025 la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia è salita attorno a quota 56 miliardi di euro, con un avanzo della bilancia turistica vicino a 22,8 miliardi (circa l'1% del Pil). Le presenze hanno superato i 470 milioni, consolidando un primato europeo in alcuni segmenti e un posizionamento competitivo nei mercati ad alta spesa (da USA, Regno Unito e Germania soprattutto). Tradotto: chi guida il dicastero orienta politiche fiscali (mance, straordinari, alloggi per stagionali), regole (affitti brevi, professioni), promozione (Enit), programmazione infrastrutturale con i ministeri delle Infrastrutture, dell'innovazione e delle Imprese e Made in Italy, oltre che con le Regioni. Una cosa è chiara quindi: dopo le dimissioni di Daniela Santanchè, il Turismo italiano non può permettersi di perdere inerzia. La scelta del successore – o la credibilità che un interim di Meloni potrebbe aumentare o diminuire, a seconda delle letture – parlerà a tour operator, piattaforme, mercati lontani e, soprattutto, agli operatori che ogni giorno tengono aperta l'«impresa Italia» dell’ospitalità. È su quel terreno, fatto di numeri, qualità e reputazione, che si misurerà la vera efficacia della politica.