giustizia
L'Italia obbligata a reintrodurre l'abuso d'ufficio? Il Parlamento europeo approva la direttiva anticorruzione
Il reato cancellato dal governo Meloni è previsto tra quelli della norma votata oggi a larga maggioranza che mira a uniformare alcuni reati nei Paesi dell'Ue
Con 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astensioni, il Parlamento europeo ha approvato la direttiva anticorruzione. Il provvedimento definisce a livello Ue le fattispecie di corruzione che gli Stati membri dovranno qualificare come reati.
Tra queste è compreso l’abuso d’ufficio, inquadrato come “esercizio illecito di funzioni pubbliche”: la normativa invita i Paesi dell’Unione ad adottare le misure necessarie affinché “costituiscano reato determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico”. Il nuovo impianto normativo intende colmare le lacune nell’applicazione delle regole, aggiornando il quadro esistente, armonizzando le definizioni giuridiche e introducendo livelli sanzionatori comuni.
Gli Stati membri potranno comunque introdurre discipline più rigorose e adattarle ai propri ordinamenti. Sarà inoltre rafforzata la cooperazione tra autorità nazionali e organismi europei, tra cui Olaf, Procura europea, Europol ed Eurojust, insieme allo scambio informativo e al coordinamento operativo. I Paesi Ue dovranno pubblicare annualmente dati comparabili e facilmente fruibili, per accrescere la trasparenza e favorire decisioni basate sull’evidenza. Sono inoltre previsti l’adozione e l’aggiornamento regolare di strategie nazionali anticorruzione con il coinvolgimento della società civile, la valutazione dei rischi e l’implementazione di sistemi solidi per prevenire i conflitti di interesse, garantire la trasparenza del finanziamento politico e innalzare gli standard etici.
“Con la nuova direttiva anticorruzione approvata in plenaria a Bruxelles - dichiara Sandro Ruotolo, eurodeputato e membro della segreteria del Partito Democratico - l’abuso d’ufficio rientra di fatto dalla porta principale, smentendo l’intera linea del governo Meloni che nel 2024 aveva scelto di abolire quel reato. Tra lo stop della Corte costituzionale sull’autonomia differenziata, la bocciatura del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo e le dimissioni della ministra Daniela Santanchè, insieme a quelle del sottosegretario Delmastro e della capa di gabinetto di via Arenula Giusi Bartolozzi, si profila oggi una vera e propria Caporetto politica per il duo Meloni-Nordio”.
“La direttiva, all’art. 11, disciplina ‘l’esercizio illecito di funzioni pubbliche’ - spiegano in una nota la responsabile giustizia e il capogruppo in Commissione Giustizia alla Camera, Debora Serracchiani e Federico Gianassi - obbligando gli Stati membri a prevedere come ipotesi di reato quella dei funzionari che violano intenzionalmente la legge nell’esercizio delle loro funzioni, per l’appunto l’abuso di potere. Chiediamo quindi al Ministro Nordio cosa intenda fare, visto che con la sua iniziativa normativa, il reato è stato abolito, contravvenendo cosi alla direttiva che era già in discussione. Circostanza che avevamo più volte segnalato, anche per evitare una potenziale infrazione. Ennesima decisione arrogante e non condivisa che si rivela un boomerang per un Governo che sta in Europa solo a parole”.
A precisa domanda sulla situazione italiana ha risposto anche la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola: "Se vedo ai voti all’interno del Consiglio Ue, l’Italia ha votato a favore di queste regole. Quindi spero che la direttiva sia applicata". Mentre per la relatrice del provvedimento Raquel Garcia Hermida, "l’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre come reato almeno due fattispecie, tra le più gravi, nell’ambito dell’abuso di ufficio. Il mandato è molto chiaro sull’abuso di ufficio”.
La direttiva anticorruzione approvata a Strasburgo, contenente il passaggio sull’abuso d’ufficio, ha ricevuto il sostegno di tutti gli eurodeputati italiani, con la sola eccezione di Roberto Vannacci. A livello Ue, nel voto approvato a larga maggioranza, gli unici contrari sono stati alcuni componenti del gruppo dei Patrioti, in particolare di Spagna, Belgio, Portogallo e Polonia.
Altro intervento autorevole è quello del presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso: “Se questa direttiva del Parlamento Europeo modifica il quadro normativo, è possibile che la Corte sarà chiamata nuovamente a fare il controllo che l’articolo 111, primo comma, della Costituzione prevede. Prima ancora, ovviamente, sarà la politica chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea”.
Duro il presidente dell’Autorità anticorruzione, Giuseppe Busia: “Sappiamo che, purtroppo, negli ultimi anni la normativa italiana per combattere e prevenire la corruzione ha fatto segnare diversi arretramenti: speriamo che il rapido recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, così da rafforzare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni pubbliche e quindi di migliorare la qualità della nostra democrazia. Il via libera a stragrande maggioranza del Parlamento europeo della direttiva Ue anticorruzione – osserva – costituisce un passaggio fondamentale per l’Europa intera e i Paesi membri. In una materia tanto essenziale per la tutela dello stato di diritto e per lo sviluppo economico, fissa finalmente standard comuni e soprattutto scongiura il rischio, tutt’altro che teorico, di passi indietro da parte di singoli paesi membri”.
Si tratta, precisa ancora Busia, “di un testo meno ambizioso rispetto alla proposta iniziale della Commissione, ma rappresenta un caposaldo di ciò che l’Europa vuole essere e di come si vuole presentare di fronte al mondo, divenendo anche uno strumento per attrarre investimenti internazionali da parte dei grandi gruppi che giustamente richiedono di muoversi in ambienti economici trasparenti e liberi da condizionamenti impropri. Questa direttiva – prosegue il presidente Anac – è molto importante perché colmerà le lacune nell’applicazione delle norme, in particolare nei casi transfrontalieri, modernizzando le regole, allineando le definizioni giuridiche e introducendo livelli comuni di sanzioni. Vengono stabilite a livello europeo le fattispecie di corruzione che devono essere qualificate come reati dai Paesi Ue, tra cui corruzione nel settore pubblico e in quello privato, appropriazione indebita, ostruzione della giustizia, traffico di influenze, esercizio illecito di funzioni, arricchimento illecito legato alla corruzione, occultamento e corruzione nel settore privato, armonizzandone le sanzioni. Auspichiamo ora - conclude - che quanto prima si arrivi alla conclusione dell’iter, con il voto del Consiglio”.
Secondo il centrodestra, invece, “la direttiva non impone la reintroduzione dell’abuso d’ufficio: il testo lascia agli Stati piena discrezionalità nella definizione delle fattispecie penali. L’Italia dispone già di un sistema di reati contro la pubblica amministrazione pienamente idoneo a soddisfare i requisiti Ue”. Parola dell’eurodeputato di Fratelli d’Italia Alessandro Ciriani. “Il fatto che l’Italia abbia votato a favore della direttiva anche in Consiglio già nel dicembre 2025 - continua - dimostra che non esiste alcun obbligo incompatibile con il nostro ordinamento e smentisce anche la ricostruzione secondo cui la posizione italiana sarebbe cambiata dopo il referendum. Il ministro della Giustizia sedeva a quel tavolo: sostenere oggi il contrario significa ignorare un dato di fatto”.