L'incontro
Falcone da Schifani per chiedere la testa di Caruso e il rimpasto, ma dal governatore "nessun segnale"
Il confronto a Palazzo d'Orleans sulla guida regionale di Forza Italia e sui possibili innesti in giunta: ma è muro contro muro tra l'area che fa capo all'eurodeputato e il presidente.
Al termine dell'incontro a Palazzo d'Orleans, l'eurodeputato Marco Falcone lamenta il fatto che dal governatore non sia giunto “nessun segnale”. In realtà, il significato vero è un po' diverso: il segnale è arrivato, ed è quella della resistenza. Il presidente della Regione Renato Schifani, infatti, avrebbe rispedito al mittente la richiesta di “cambio di passo”, anche questa una frase in politichese per definire il passo indietro di Marcello Caruso, già invocato, a dire il vero, in modo palese dall'ex assessore regionale all'Economia. Stallo, quindi, tra il partito e un'area dello stesso fortemente critica con la gestione di Forza Italia in Sicilia, rappresentata anche dal vice presidente della Camera Giorgio Mulè e dal presidente della commissione per l'Insularità, il deputato Tommaso Calderone.
Il confronto di oggi era stato concordato prima del referendum. E, secondo Falcone, doveva prevedere all'ordine del giorno “quanto emerso nelle ultime settimane”, vale a dire inchiesta sulla Sanità e referendum, e “la necessità, ormai evidente, di un cambio di passo nella gestione di Forza Italia in Sicilia”, cioè sul superamento del coordinamento di Caruso, appunto. Ma dal governatore non sarebbe stata mostrata alcuna apertura. Nemmeno di fronte alla proposta di Falcone di provare a lavorare insieme a un nome unitario per la guida del partito in Sicilia, forte delle notizie che arrivano da Roma, dove il rinnovamento è già partito da nomi eccellenti.
Ma non solo: anche nell'altro teatro, quello del governo e del rimpasto, ecco il muro contro muro: “La discussione – racconta Falcone - ha riguardato anche le prospettive del governo regionale siciliano: ho sottolineato l'importanza di una svolta di alto profilo, capace di consolidare i risultati raggiunti e di rafforzare il rapporto con cittadini e l'opinione pubblica siciliana. Non emergono, tuttavia – ecco la risposta - segnali sufficienti circa una piena consapevolezza, a Palazzo d'Orleans, della fase che stiamo attraversando e delle aspettative del nostro elettorato. Probabilmente si vuole continuare su un percorso di autoassoluzione che, al netto delle attenuanti, non ci sembra quello più adatto alle circostanze”. Insomma, fumata nerissima. “Noi – prosegue Falcone - andremo avanti lavorando per il bene del partito. Forza Italia in Sicilia deve tornare a essere un partito organizzato, autorevole e radicato nei territori, capace di interpretare i bisogni reali delle comunità. Non una semplice sommatoria di classe dirigente, ma una forza politica viva – conclude - credibile nel dialogo con i giovani e le categorie, vicina alla gente”. Il braccio di ferro continua.