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28 marzo 2026 - Aggiornato alle 08:13
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Il caso

Durc e balneari, il Consiglio dei Ministri impugna i ristori per il ciclone Harry votati dall'Ars

Palazzo Chigi boccia le norme dell’Assemblea siciliana che esentavano imprese e lidi da autorizzazioni e concessioni. Per il governo Meloni c’è anche una violazione della concorrenza. E adesso forti dubbi sul destino dei fondi già erogati

28 Marzo 2026, 05:00

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Durc e balneari, il Consiglio dei Ministri impugna i ristori per il ciclone Harry votati dall'Ars

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Le intenzioni erano certamente buone. Ma nella legge siciliana, secondo il Consiglio dei ministri, c'era un errore. Che rischia di trasformare un intervento meritorio in un clamoroso pasticcio. Il governo Meloni ha impugnato la legge con la quale l'esecutivo regionale, col via libera dell'Ars, ha disposto i ristori per le imprese colpite dal ciclone Harry e per i gestori dei lidi balneari messi in ginocchio dal maltempo: 40,8 milioni di euro totali.

Peccato che, nonostante i soldi fossero effettivamente stati trovati, come aveva spiegato il Ministero per l'economia e le finanze, ci sono due norme, in quella legge, che potrebbero rendere i contributi, nel migliore dei casi, non erogabili. Nell'ipotesi meno auspicabile, gli aiuti dovranno essere restituiti o recuperati. La prima norma “incriminata” è al comma 7 del primo articolo 7 della legge, e prevede l'esenzione della presentazione del Durc per le imprese beneficiarie del finanziamento. Ma l'esonero, scrive il governo, è stato previsto senza «una puntuale delimitazione dell'ambito soggettivo della deroga, risultando, di conseguenza, formulata in termini estremamente generici e indifferenziati». La norma regionale, sarebbe poi «in potenziale contrasto con la normativa statale, che configura il Durc quale requisito essenziale sia per l'erogazione di contributi sia per la partecipazione alle procedure di affidamento di contratti pubblici, ossia di disposizioni riconducibili alle competenze esclusive statali in materia di tutela della concorrenza e previdenza sociale». Un allarme già notificato alla Regione, con una nota del 4 febbraio inviata dal Commissario dello Stato. Ma non solo, poi dal Mef.

Il governo centrale ricorda che «la giurisprudenza costituzionale pacificamente ha in più occasioni ritenuto illegittime analoghe deroghe generalizzate adottate da altre Regioni, precisando che la regolarità contributiva non può essere elusa neppure in presenza di interventi emergenziali, se non in ipotesi rigorosamente motivate e circoscritte». In realtà, il governo Schifani sperava, stando a quanto filtra, che l'esonero del Durc passasse inosservato perché già utilizzato ai tempi della pandemia. Ma questa volta, nessuna eccezione. Anche perché, spiega il governo Meloni, «una disposizione di tale tenore potrebbe determinare effetti distorsivi per la concorrenza per le altre imprese operanti sul territorio nazionale». L’altra norma impugnata è al comma 8 e dispone l'«esenzione dal pagamento dei canoni concessori» relativi al 2026 per le «concessioni demaniali marittime di competenza regionale» con finalità turistico-ricreativa, sportiva, nautica da diporto, cantieristica navale, ricadenti nelle aree portuali interessate dal maltempo.

E adesso, che si fa? Da una ventina di giorni è partita l'erogazione dei contributi: erano 1.200 le richieste i primi di marzo e sono stati distribuiti già oltre 7 milioni di euro dall'assessorato alle Attività produttive e da Irfis. Quattro giorni fa sono stati riaperti i termini per le nuove domande, ma adesso la strada è stretta: il governo può far abrogare la legge evitando l'impugnativa o resistere fino alla Consulta. In ogni caso, bisognerà capire cosa fare con i contributi già erogati sulla base di una legge che per Roma è incostituzionale.