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Il sindaco di Sant'Agata Li Battiati passa al Pd. «Non mi trovo più in questo centrodestra, per me è un ritorno»
Marco Rubino negli ultimi due anni è stato con Cateno De Luca e poi nella Dc. Ora l'avvicinamento al segretario dem Barbagallo. «Ero nel Pd quando c'erano Sudano e Sammartino»
«Io sono un uomo di centro, i miei riferimenti sono Piersanti Mattarella, Aldo Moro e Alcide De Gasperi, ma in questo centrodestra non mi trovo più. Il mio passaggio al Pd nasce da una comune visione con il segretario Anthony Barbagallo, che mi è stato sempre molto vicino». Marco Rubino, sindaco di Sant'Agata Li Battiati, nel Catanese, è l'ultimo acquisto in casa democratica. La notizia era nell'aria da alcuni giorni, adesso il primo cittadino conferma: «Sì, in fondo per me è un ritorno».
Rubino ha 58 anni ed è al secondo mandato alla guida della cittadina etnea, riconfermato nel 2022 con un plebiscito di preferenze (ben l'81 per cento). «Sono uno dei pochi sindaci del Sud che non ha accumulato un centesimo di debito in otto anni di amministrazione». Capacità che hanno attirato l'attenzione del segretario regionale del Pd Barbagallo, che lo ha voluto nella squadra dem. D'altronde Rubino da qualche mese non aveva più una casa politica. «A Natale avevo detto a chi mi segue che volevo guardarmi attorno e valutare bene il da farsi».
Fermarsi, insomma, dopo gli ultimi anni vissuti invece molto velocemente: a gennaio 2024 aderisce al movimento di Cateno De Luca, Sud Chiama Nord, ma l'esperienza dura appena un anno. A febbraio 2025 l'abbraccio con la Dc di Totò Cuffaro. «Cercavo i valori cristiani in cui credo, ma non mi sono trovato», spiega Rubino che rivendica di «amministrare copiando l'esempio di Piersanti Mattarella nella gestione della cosa pubblica sana e trasparente. Pensi - aggiunge - che io a ogni intervista porto sempre con me un libro di De Gasperi». Un pantheon politico di riferimento tutto a marca democristiana, dunque, ma a fine 2025 il sindaco ritiene esaurito anche il percorso nella nuova Dc.
I mesi che seguono sono segnati dal dialogo con il campo progressista, dove Rubino ricorda di essere già stato. «Con Lino Leanza decidemmo insieme di sostenere Michela Giuffrida alle Elezioni Europee e nel periodo successivo fui tesserato nel Pd perché vicino a Valeria Sudano, e prima di lei al padre Mimmo Sudano, e a Luca Sammartino». Una fedeltà alla coppia che lo porta anche nella Lega, quando i due decidono di fare il salto al Carroccio. Anche quest'ultima, però, è un'esperienza di breve corso, perché leghista proprio non ci si sentiva Rubino.
Nei primi mesi del 2026, prima di cedere al corteggiamento di Barbagallo, Rubino ha anche un dialogo con Ismaele la Vardera, impegnato ad allargare il suo movimento Controcorrente. Ma il matrimonio non si fa. «Non prendo amministratori che sono stati con Cuffaro», taglia corto La Vardera. Rubino, invece, racconta di avere «incontrato La Vardera su proposta dei referenti siciliani di Progetto Civico (il movimento guidato a livello nazionale dell'assessore di Roma Alessandro Onorato, ndr), ma mi ha detto di no perché io prenderei troppi voti su Catania e La Vardera non voleva togliere spazio ai suoi per le future Regionali». Adesso questi voti, molto probabilmente a partire dalle prossime Regionali, finiranno a servizio del Pd.