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Caro aerei, Musumeci apre la partita: «In Sicilia vogliamo la continuità territoriale»

Di Mario Barresi

CATANIA - Verba volant, scripta manent. Ecco la lettera ufficiale del governo regionale al ministero dei Trasporti per il riconoscimento della continuità territoriale fra gli scali di Palermo e Catania e «gli aeroporti nazionali», con ovvio riferimento a Roma e Milano. E così - con una nota firmata da Nello Musumeci e indirizzata al ministro Paola De Micheli - si apre finalmente il capitolo più importante (non il più immediato) della battaglia siciliana contro il caro-aerei.

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Il governo regionale, come annunciato dall’assessore Marco Falcone dopo le “sollecitazioni” del viceministro siciliano Giancarlo Cancelleri, ha messo nero su bianco la richiesta di avviare l’iter allo scopo di ottenere prezzi calmierati per i siciliani. E ciò «nella considerazione che ultimamente le tariffe aeree tra i principali scali aeroportuali della Sicilia e quelli delle altre città collegate hanno superato ogni ragionevole limite per i residenti nella Regione Siciliana», scrive Musumeci al ministro De Micheli in una nota che arriverà a Roma oggi, ma che La Sicilia ha potuto leggere.

Il governatore ricorda al ministro che «che va riconosciuto all’isola il principio di insularità per colmare il gap infrastrutturale e strutturale che impedisce agli abitanti della Sicilia di avere pari opportunità con il resto dei cittadini europei». Un diritto che la Regione avrebbe potuto rivendicare già dal 2016, quando l’Ue riconobbe la «condizione di insularità» a Sicilia e Sardegna dopo il via libera di Strasburgo alla risoluzione bipartisan degli ex eurodeputati Michela Giuffrida (Pd) e Salvatore Cicu (Forza Italia).

Musumeci, in sostanza, sollecita il governo nazionale per «riattivare le procedure previste dall’art. 135 della legge 388/2000 per l’imposizione degli oneri di servizio pubblico per la realizzazione della continuità territoriale tra gli aeroporti di Palermo e Catania e gli aeroporti nazionali». E al ministro De Micheli il governatore chiede il «conferimento della delega» per «potere indire la conferenza di servizi propedeutica» a tutto l’iter.

All’assessore regionale ai Trasporti abbiamo chiesto di “smorfiare” la lettera di Musumeci. «Dal punto di vista tecnico è la richiesta per avviare l’unica procedura per ottenere la continuità territoriale sui due principali scali siciliani. Se il ministro darà la delega al presidente Musumeci a presiedere la conferenza di servizi, si potranno sedere allo stesso tavolo, oltre a Mit e Regione, l’Enac, le società di gestione Sac e Gesap, ed eventualmente le istituzioni locali». L’agenda dei lavori sarà «fissare gli oneri del servizio pubblico», ovvero, dettaglia Falcone, «quanto costa al pubblico sostenere le tratte in questione, che presumibilmente saranno quelle da Catania e Palermo verso Roma e Milano».

Qual è il costo dell’operazione? Non c’è un calcolo ufficiale, anche se l’assessore stima in circa 120 milioni (2/3 a carico dello Stato e 1/3 della Regione) i fondi che ogni anno servirebbero per sostenere il “modello Sardegna”, che «costa circa 40 milioni di euro per una popolazione di un milione e 800mila residenti». Falcone precisa che «non si tratterebbe di spese in conto capitale, ma di spese correnti». Il che, oltre a una precisa scelta “politica” del governo nazionale, evoca un onere gravoso per le asfittiche casse regionali.

Eppure non è soltanto una questione di risorse. Perché il lavoro della conferenza di servizi chiesta da Musumeci al Mit si concluderebbe comunque con un dossier da presentare alla Commissione europea. Che, muovendosi sulla sottilissima linea del divieto di aiuti di Stato nel rispetto della libera concorrenza, dovrà esprimersi sul passaggio finale: un bando pubblico per aggiudicare a uno o più vettori i voli della continuità territoriale siciliana, con tariffe fisse per i residenti.

Falcone apre un altro fonte, che è anche politico: «Ci hanno contestato di non aver fatto valere la continuità, e ora l’abbiamo fatto. E lo stesso ci hanno detto sull’articolo 22 dello Statuto: anche su questo chiederemo tutto quello che ci spetta». Il riferimento è al diritto, mai di fatto esercitato dalla Regione, di «partecipare con un suo rappresentante, nominato dal Governo regionale, alla formazione delle tariffe ferroviarie dello Stato ed alla istituzione e regolamentazione dei servizi nazionali di comunicazione e trasporti terrestri, marittimi ed aerei, che possano comunque interessare la Regione». Questo dice la Magna Carta dell’Autonomia siciliana. E questo, adesso, chiederà il governo Musumeci.

«Qui varrà la loro nobilitate», è la dotta sollecitazione di Falcone. Rivolta a Roma, dove oggi il viceministro Giancarlo Cancelleri illustrerà il dossier Sicilia a De Micheli, con la quale discuterà anche l’ipotesi di tratte sociali per alcune categorie di siciliani (o per alcuni periodi dell’anno) con fondi da inserire subito tramite un emendamento alla manovra in discussione in parlamento. Un obiettivo immediato, l’affermazione di un principio. In attesa che dal governo giallorosso arrivi il verdetto, tutt’altro che scontato, sulla continuità territoriale.

Twitter: @MarioBarresi

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