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2 aprile 2026 - Aggiornato alle 1 aprile 2026 23:30
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Governo

Violenza sessuale, svolta o retromarcia sul ddl ? Bongiorno propone un comitato ristretto per salvarlo

La relatrice tende la mano alle opposizioni e suggerisce di nominare un gruppo ristretto di senatori, rappresentante di tutte le forze politiche, che partorisca un testo condiviso

01 Aprile 2026, 21:00

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Giulia Bongiorno

Giulia Bongiorno

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Cambierà ancora il testo del disegno di legge contro la violenza sessuale. E a scriverlo sarà un comitato ristretto della commissione Giustizia del Senato, nuovo escamotage per cercare di sciogliere i nodi e superare lo stallo che va avanti da mesi. L’idea è della relatrice Giulia Bongiorno, mente della modifica che a gennaio ha introdotto il concetto di «volontà contraria» a un atto sessuale, al posto del "consenso libero e attuale" che definiva i confini della violenza nella versione approvata alla Camera all’unanimità.

Ora Bongiorno tende la mano alle opposizioni e suggerisce di nominare un gruppo ristretto di senatori, rappresentante di tutte le forze politiche, che partorisca un ddl condiviso. Una strada utile anche per surfare sull'esame in aula, previsto in calendario l’8 aprile e ormai impossibile. Per le opposizioni, la mossa è una marcia indietro sulla norma che, così com'è oggi, non ha chance di arrivare a meta, merito anche - sostengono - della mobilitazione della società civile più volte scesa in piazza. Per Bongiorno, prevale l’auspicio di «trovare un accordo come, nella mia esperienza politica, è sempre avvenuto su testi di così grande importanza».

Entro l'8 aprile si comporrà l'identikit del comitato (i papabili sono Erika Stefani per la Lega, Susanna Campione per FdI, Pierantonio Zanettin per FI, la dem Valeria Valente, Ivan Scalfarotto per Iv, Ilaria Cucchi di Avs e Ada Lopreiato del M5s).

Le opposizioni unite vedono nella novità solo la prova che «il testo Bongiorno non esiste più». E in una nota comune Pd, Avs, M5s e Iv insistono: «Per noi l'unico terreno di confronto rimane il testo approvato alla Camera e quindi ripartiamo da lì».

Un ok unanime, quello del 19 novembre scorso, frutto di un'operazione gestita dalla premier Giorgia Meloni e dalla leader del Pd, Elly Schlein. Concordi, allora, nell'introdurre il principio del consenso a un atto sessuale, per la prima volta in Italia.

Ma indietro non si torna, ribadisce il centrosinistra. E sintetizza: «Altrimenti, meglio nessuna legge che una legge sbagliata».

Parole che rivelano la tentazione, fra i contrari, di prender tempo e lasciar cadere la norma, così come rischia di avvenire per la legge sul fine vita, da mesi sparita dai radar del Senato.

Bongiorno confida ancora in un'intesa attraverso il comitato ristretto, pensato per «omogeneizzare le novità introdotte dalla proposta di legge con le altre fattispecie di reati, sciogliere i nodi tecnici e quello politico che resta».

Agli antipodi, Anna Rossomando del Pd: «Si sono infilati da soli in un cul de sac», osservando che in genere il comitato ristretto cerca punti di convergenza su un testo base, mentre qui «dimostra l'evidente difficoltà di proseguire su un testo che ha stravolto il contenuto votato all'unanimità».

A taccuini chiusi, non mancano gli scettici pure nella maggioranza. Che commentano laconici: il ddl è su un binario morto. Il loro ragionamento è che il testo arrivato da Montecitorio era già fallato e non condivisibile.