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4 aprile 2026 - Aggiornato alle 10:37
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verso le regionali

Scateno, l'ago della bilancia non corre più da solo. Quali sono le reali intenzioni di De Luca?

Alle Amministrative si è schierato un po' col centrodestra e un po' meno col centrosinistra. L'obiettivo dichiarato è spaccare i perimetri attuali delle coalizioni. Obiettivo da raggiungere anche con la campagna acquisti in corso

04 Aprile 2026, 06:30

cateno de luca

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È l'indiscusso protagonista delle ultime settimane della politica siciliana. Nel bene o nel male, in base al punto dal quale si osserva. E Cateno De Luca ha tutta l'intenzione di continuare a esserlo, diventando ancora una volta l'ago della bilancia alle prossime elezioni Regionali. Non scioglie le riserve sullo schieramento dove intende collocarsi, alle Amministrative di maggio si presenta un po' col centrodestra, un po' meno col centrosinistra, da solo nella sua roccaforte di Messina. Raccoglie orfani degli altri partiti e persino il principale bersaglio delle sue ultime invettive, il governatore Renato Schifani, continua in qualche modo a corteggiarlo. Ma in fondo, quali sono le reali intenzioni di Scateno?

La risposta più frequente che i suoi colleghi politici danno a questa domanda è: «Buona fortuna». Non a De Luca, ma al cronista che prova a decifrarne le strategie. Più o meno le stesse parole che spesso accompagnano i tentativi di capire le mosse di un altro vecchio lupo dei palazzi siciliani del potere: Raffaele Lombardo. E forse non è un caso. De Luca e Lombardo si piacciono e si annusano, per ora mantenendo una certa distanza. Ma lavorano con lo stesso obiettivo: spaccare le attuali coalizioni, rompere i perimetri definiti.

«Cateno ha un dna e una visione politica autonomista - ammette Fabio Mancuso, fedelissimo dell'ex governatore del Mpa e sindaco di Adrano - quindi lo guardiamo con simpatia. Condividiamo con lui una battaglia politica per creare condizioni diverse da quelle di oggi». Parole molto simili a quelle di Danilo Lo Giudice, coordinatore regionale di Sud chiama Nord e sindaco di Santa Teresa di Riva: «Noi vogliamo creare uno spazio autonomista, civico e progressista. Lavoriamo per costruire un campo largo che non rispecchi lo schema tradizionale, cioè quello attuale». Una volta creato questo spazio, si dovrà «trovare una figura autorevole e competente». Cateno? «Perché no».

Una cosa è certa: De Luca stavolta non ha intenzione di correre da solo. «La terza via non è presa in considerazione», conferma Lo Giudice. E qualcuno azzarda un'alleanza post Amministrative con Matteo Renzi in uno scambio reciproco di vantaggi tra Regionali (una lista unica mettendo insieme i punti di forza nei territori) e Politiche (un seggio possibile in Sicilia orientale ad appannaggio di Scateno). Uno scenario che però viene smentito seccamente dai diretti interessati. 

In realtà quando deluchiani e autonomisti parlano di «spazio politico diverso» hanno molto in mente quello che nell'ultimo anno è avvenuto all'Ars: non si contano più le volte in cui il governo di Renato Schifani è andato sotto, affossato da una maggioranza alternativa, in cui quasi sempre al centrosinistra si sono sommati i delusi del centrodestra, pescati di volta in volta tra Mpa, Forza Italia e Fratelli d'Italia.

Certamente le contorte dinamiche di Palazzo dei Normanni non tengono conto di equilibri, alleanze e contrapposizioni maturati sui territori. E nemmeno delle volontà delle segreterie. Così nessuno pensa di mettere insieme partiti di centrosinistra e di centrodestra. Il lavoro che si sta portando avanti è aprire le porte ai delusi, in modo da ingrossare le fila e mettere sul tavolo dei due schieramenti tradizionali il proprio rinnovato peso elettorale. D'altronde, ragiona un centrista in prima fila in questa operazione, «se sia Cateno che Lombardo raggiungono rispettivamente il 5 per cento, insieme possono decidere le elezioni regionali». Sì, ma a favore di quale parte?

Se l'obiettivo è spaccare le coalizioni, De Luca rischia di riuscirci a sinistra. La scelta di accogliere a Catania il consigliere comunale Riccardo Pellegrino ha fatto scattare la reazione di quasi tutto il campo progressista. Pellegrino è appena uscito da Forza Italia, dove non vedevano l'ora di accompagnarlo alla porta. Ha una condanna in primo grado per corruzione elettorale per le Regionali del 2017 e un fratello condannato per associazione mafiosa da cui lui ripete di aver preso le distanze. E gestisce un Caf Fenapi, lo stesso gruppo guidato da De Luca. «È inconciliabile con i valori di una coalizione che vuole cambiare la Sicilia, a prescindere dalla tessera che ha in tasca», precisa Sergio Lima, della direzione nazionale del Pd. 

«Con lui mai! Ed è bene che su questo tutti i partiti alleati dicano parole chiare», tagliano corto Pierpaolo Montalto, segretario di Sinistra italiana, e Fabio Giambrone, portavoce di Europa Verde Sicilia. Per loro il problema già si allarga alla coabitazione con Cateno in tutta l'isola. A Marsala, ad esempio, il centrosinistra si presenta compatto a sostegno della candidata Andreana Patti, con l'aggiunta proprio di Sud chiama Nord, il cui simbolo è stato inserito, in formato piccolo, dentro quello di una lista civica. Un accordo precedente all'ingresso di Pellegrino. Ma adesso Alleanza Verdi e Sinistra chiede di rimuoverlo. «Non esiste un Comune in cui Avs partecipi a coalizioni con dentro il movimento che ha accolto Pellegrino», dichiarano Montalto e Giambrone, sottolineando di avere «scoperto la nuova grafica della lista civica solo dai social e dai media». A Catania la campagna acquisti di De Luca - che ha già convinto anche Melania Miraglia, pure lei di Forza Italia - non è finita: punta a breve a formare un gruppo in consiglio comunale e il prossimo ingresso potrebbe essere il cuffariano Salvo Giuffrida (Dc). Insomma, per dirla con le uniche parole strappate a Ismaele La Vardera, «Cateno è un tema delicato». 

Marsala è l'unico Comune dove Sud chiama Nord ha un accordo con il centrosinistra compatto. Per il resto, a Enna va a braccetto col Pd a sostegno di Mirello Crisafulli ma senza gli altri partiti del campo largo; idem a Ispica, dove per questo il Pd si è spaccato; ad Agrigento l'accordo è con un pezzo del centrodestra; mentre nella roccaforte Messina Scateno corre da solo. In totale su 17 Comuni siciliani al voto tra quelli con più di 15mila abitanti, in 9 Sud chiama Nord è schierato "contro" il fronte progressista

«So che sono altri i Comuni che fanno notizia - analizza Lima - ma nel 90% di quelli al voto in Sicilia il centrosinistra si presenta non solo unito, ma con elementi di grande discontinuità rispetto anche al recente passato. In tutti? No. Ma se fino a qualche tempo fa l’unità era l’eccezione, ora rappresenta la regola. Campobello di Mazara e Altofonte, ne cito due perché secondo me i più significativi, vedono sfide complicate ma che non hanno scelto le scorciatoie facili delle ammucchiate indistinte. E non a caso sono donne a guidare quelle sfide. Così come donne sono le candidate a Messina, Marsala, Termini, Carini».

Il messaggio di Lima, molto ascoltato dalla segretaria Elly Schlein sulle cose dell'isola, è chiaro: pensiamo a cementare il perimetro della coalizione nazionale. L'obiettivo opposto della coppia Scateno-Lombardo, che infatti spera che il voto regionale non coincida con quello nazionale. «Per evitare di sottostare a ricatti romani - sottolineano da Sud chiama Nord - sia noi, che i nostri potenziali alleati». Insomma, in Sicilia mani libere.