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4 aprile 2026 - Aggiornato alle 19:38
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L'appello

L'arcivescovo Accolla: «Non dimentichiamo i lavoratori colpiti dalla crisi, come gli ex Gicap»

L'incontro con la stampa dell'arcivescovo di Messina diventa occasione per suonare la sveglia alla Politica in difesa delle 180 famiglie rimaste senza lavoro

04 Aprile 2026, 17:34

19:06

L'arcivescovo Accolla: "Non dimentichiamo i più fragili, i lavoratori colpiti dalla crisi, come gli ex Gicap"

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Non basta osservare ciò che accade nel mondo. «Occorre interpretarlo con profondità, lasciandosi guidare da uno sguardo capace di andare oltre la cronaca». È questo il cuore del messaggio pasquale dell’arcivescovo Giovanni Accolla, che in occasione del tradizionale scambio di auguri con la stampa cittadina, invita la città a ritrovare nella fede una bussola per affrontare un tempo segnato da conflitti, fragilità sociali e smarrimento diffuso.

Il punto di partenza della riflessione di monsignor Accolla è il contesto internazionale, attraversato da guerre e tensioni che spiega «non mettono in crisi soltanto gli equilibri geopolitici, ma anche le relazioni tra le persone. È come se stessimo navigando a vista» osserva, descrivendo una condizione di incertezza che rischia di tradursi in chiusura e paura. Da qui la necessità di recuperare un orientamento più profondo, fondato sulla fedeltà di Dio e capace di generare speranza concreta nella vita quotidiana. La Pasqua diventa occasione di rinascita.

Come cartolina d’auguri ha scelto l’immagine dei discepoli di Emmaus per richiamare un cammino interiore fatto di riconoscimento e consapevolezza. «Camminano accanto a Gesù e lo riconoscono solo quando spezza il pane». Dio cammina con noi anche quando non lo riconosciamo: accoglie le nostre delusioni senza giudicarle, ci aiuta a dare senso agli eventi, trasforma il dolore in nuova direzione e speranza. Riscoprire l’amore di Dio significa ritrovare anche la propria identità e il senso del proprio vivere. Un percorso che non può restare confinato nella dimensione spirituale, ma che si traduce in scelte e atteggiamenti concreti.

Per l’arcivescovo, infatti, la fede autentica si misura nella capacità di “spezzare” la propria vita, di metterla a disposizione degli altri, opponendosi alle logiche dell’arroganza, del potere e dell’indifferenza. Un richiamo che si fa particolarmente forte guardando alla realtà sociale ed economica del territorio. Nel ricordo degli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi, Accolla invita a non dimenticare gli ultimi e i più fragili, a partire dai lavoratori colpiti dalla crisi. Da qui il riferimento agli ex dipendenti Gicap, a quelli di Benetton e di altre aziende in difficoltà e l’appello alle istituzioni e alle parti sociali, chiamate a intervenire con senso di responsabilità per evitare che nuove sacche di esclusione si allarghino ulteriormente. Nessuno, ribadisce, deve essere lasciato indietro.

Ma il messaggio si concentra anche sulla qualità delle relazioni quotidiane. Accolla richiama il valore dello sguardo, sottolineando come attraverso gli occhi si comunichi ciò che abita il cuore. «Viviamo con in un grande condominio, ma non conosciamo chi abita nel nostro stesso pianerottolo. Se non riusciamo a guardare il volto dell’altro – afferma – non scopriremo mai la bellezza dell’immagine di Dio impressa nel nostro fratello». La poca attenzione a chi vive nelle periferie diventa così simbolo di una distanza che non è solo geografica, ma soprattutto umana. Camminare fianco a fianco non basta. La comunione nasce quando ciò che portiamo nel cuore viene realmente condiviso, attraverso gesti concreti.

In questa prospettiva, anche il tema del ponte di Messina assume un significato che va oltre l’infrastruttura. «Prima dei ponti di cemento - occorre costruire ponti tra i cuori e abbattere il “calcestruzzo” che spesso li rende chiusi e impermeabili. È questa la vera sfida per una comunità che voglia riscoprirsi tale». Guarda con fiducia alla città e ai giovani. «La gente è fondamentalmente buona e generosa, anche se talvolta distratta o meno capace di condividere. Nelle nuove generazioni si esprime una generosità autentica». E conclude con l’invito a «restare vigili, riscoprire la forza della fede e trasformarla in gesti concreti di vicinanza, per diventare davvero costruttori di speranza e di vita nuova».