EleMe2026
Cinque candidati, cinque posizioni: il ponte sullo Stretto infiamma la campagna
Dal Sì critico alle opposizioni nette, tra impatti urbani, criticità ambientali
Cinque candidati, cinque posizioni diverse. Ed un’opera di per sé divisiva. C’è il Ponte sullo Stretto tra i temi della campagna elettorale per le prossime amministrative. «La mia posizione è ininfluente – spiega il candidato Marcello Scurria – Il centrodestra ha un approccio estremamente chiaro, con il suo Sì convinto. Ma il tema è un altro. C’è una legge dello Stato che prevede la costruzione del ponte. Da qui, quello che succede passa sulla testa dei sindaci. L’approccio deve essere quello di tutelare la città dall’impatto che l’opera può avere. A partire dalle opere cosiddette compensative.
Bisogna spostare i milioni previsti per asfaltare le strade sulla realizzazione di un’Area metropolitana dello Stretto, attraverso la costituzione, con un’apposita legge, di un’agenzia governativa che guardi a quest’area come un’area strategica, attrattiva per investimenti nazionali ed europei». «Noi il ponte non lo vogliamo», commenta, invece, con fermezza la candidata di centrosinistra Antonella Russo. Che continua: «La bocciatura della Corte dei conti dell’ottobre scorso ha dimostrato che l’attuale progetto della Stretto di Messina non sta in piedi. Si pensi alle violazioni in tema di Direttiva Habitat 2000.
Al netto della propaganda governativa, esistono segnali inequivocabili sul fatto che neppure la maggioranza creda più in quest’opera. Nell’ultima legge di bilancio il governo ha deciso di spostare circa 780 milioni di euro verso il 2033. Nelle scorse settimane sono poi stati trasferiti 2,8 miliardi di euro a Rfi sottraendoli al budget stanziato per il ponte. I messinesi sono stanchi di attendere che lo sviluppo passi da un ponte che non c’è ».
Netto il No all’opera anche per il candidato di Rinascita Gaetano Sciacca. «Il progetto – afferma - non presenta le condizioni necessarie per risultare sostenibile e compatibile con le numerose criticità che caratterizzano la città. L’eventuale avvio dei lavori, per entità, durata e complessità, determinerebbe rilevanti impatti sul tessuto urbano, sulla viabilità, sui servizi e sulla qualità della vita dei cittadini per un arco temporale superiore a dieci anni. Oggi il territorio necessita di prioritarie azioni di tutela, messa in sicurezza e riequilibrio infrastrutturale, non certo del ponte. Ma, se proprio si dovesse procedere, è indispensabile l’istituzione di una task force straordinaria, operante a supporto diretto del Sindaco».
«A prescindere da ogni opinione sulla realizzazione di quest’opera, la mia idea, da sindaco e da cittadino, è sempre stata la stessa - spiega il candidato di Sud Chiama Nord, Federico Basile - A prescindere dal “se si farà” e dal “quando si farà” la città di Messina non si farà trovare in ginocchio ad attendere le ruspe. Anzi, dovrà avere un ruolo da protagonista in tutti i passaggi realizzativi, semmai un giorno l’opera dovesse essere realizzata. Ma al momento mancano ancora - quanto meno - un ulteriore passaggio al Cipess ed un altro alla Corte dei Conti. Ne riparleremo meglio quando ci sarà qualcosa di concreto su cui confrontarci. Noi abbiamo comunque sempre messo in primo piano la centralità di Messina».
A schierarsi con il fronte del No anche l’outsider Lillo Valvieri. «Sono sempre stato per il progresso e l’innovazione – spiega – e fino a qualche anno fa ero anche favorevole all’opera, ma studiando il progetto mi sono reso conto del forte impatto dell’opera sulla vita dei cittadini. La città sarebbe un unico grande cantiere da Contesse a Torre Faro. Palazzi distrutti, case espropriate. Io sarei il primo a bloccare i cantieri se fossi sindaco. E poi ancora non si ha alcuna certezza su molte parti del progetto e sui reali tempi di realizzazione. Il mio non è un no per partito preso, ma sono tante le cose da valutare. Credo che Messina abbia bisogno di altro».