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8 aprile 2026 - Aggiornato alle 15:50
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La grande opera

Ponte sullo Stretto, le opposizioni all'attacco del decreto infrastrutture: presentati emendamenti per chiederne l'abolizione

Chiesta la cancellazione dell’articolo 1 sul ponte sullo Stretto, ma anche di liquidare la Stretto di Messina Spa e avviare nuove verifiche e gare. Nicita (Pd): «Il Ponte di fatto non c'è più, lo dicano, invece di continuare a mentire»

08 Aprile 2026, 13:55

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Ponte sullo Stretto e Matteo Salvini

Ponte sullo Stretto e Matteo Salvini

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Tutti contro il decreto infrastrutture. O perlomeno nella parte che riguarda l'articolo 1, cioè il Ponte sullo Stretto. Emendamenti a pioggia sono stati presentati dalle opposizioni poco prima di Pasqua, tutti puntano all'articolo che riguarda il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, ovvero che disciplina la prosecuzione dell'iter approvativo, anche alla luce della bocciatura della Corte dei Conti. Le opposizioni, durissime, hanno presentato emendamenti che ne chiedono in toto l'abolizione, ma non solo, chiesta anche la liquidazione della Stretto di Messina, Spa. Così che, tra numeri e sostanza, la battaglia in parlamento si annuncia agguerritissima.

Il decreto – il n. 32 del 2026 – era stato rivisto negli scorsi mesi e poi infine approvato lo scorso marzo. Adesso andrà in discussione al Senato tra il 21 e il 27 aprile, e il numero di emendamenti, ma anche di osservazioni, presentate lascia intravedere lo scontro: «Salvini oggi ha mostrato ancora una volta la sua sfrontatezza e arroganza, dicendo che con il decreto infrastrutture vengono recepite le osservazioni della Corte dei conti, niente di più falso, perché le osservazioni riguardavano la violazione della direttiva appalti e della direttiva ambiente che il decreto non accoglie e non recepisce», così dice a La Sicilia, Angelo Bonelli, parlamentare di Avs. Che continua: «Ci troviamo di fronte a un'arroganza di un ministro che va contro la legge, per garantire – come ha detto il presidente dell'Anac - un grande favore ai privati, ovvero 14 miliardi e oltre di soldi pubblici che invece potrebbero essere utilizzati nelle grandi questioni, anche geopolitiche, come ad esempio quella energetica, per rendere l'Italia sovrana dal punto di vista energetico con i grandi investimenti verso le rinnovabili». Tra gli emendamenti più tranchant ci sono proprio quelli presentati dai senatori di Avs, Peppe De Cristofaro, Ilaria Cucchi e Tino Magni che hanno chiesto «l'abrogazione delle disposizioni relative al collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria» e la «liquidazione della società Stretto di Messina».

A chiedere di cassare in toto l'articolo 1, la senatrice messinese del M5s, Barbara Floridia: 

«C’è una chiara violazione della direttiva Appalti, ma Salvini non ne vuole sapere di bandire una nuova gara. Abbiamo presentato emendamenti ad hoc su questo fronte, ma sappiamo già che verranno bocciati: il governo è alla ricerca forsennata di un escamotage per aggirare il problema. C’è una altrettanto palese violazione della direttiva Ue sull’ambiente, ma da nessuna parte il decreto va a raddrizzare il tiro. Per lui tutto dev’essere finalizzato allo storytelling dell’avvio dei cantieri entro l’anno, in modo da lasciare una insostenibile eredità al governo che verrà. E soprattutto a siciliani e calabresi, già martoriati dal maltempo, dalla carenza cronica di acqua, dai fondi razziati sull’altare del Ponte e da giunte regionali autolesioniste. Mai come in questo caso ci tocca sottolineare che errare è umano, ma perseverare è più che diabolico. Per noi siciliani, rischia di diventare tragico».

Per l'abolizione totale dell'articolo1 anche le associazione Legambiente, Greenpeace Italia, Lipu e Wwf: «Siamo di fronte all’ennesimo, inutile atto voluto dal Ministro Salvini su un’opera senza futuro, costosissima, ad altissimo impatto ambientale che non affronta nessuno dei reali problemi di Calabria e Sicilia, né tanto meno i più ampi problemi di mobilità del Paese».

Dura l'opposizione del Pd, Nicola Irto, assieme ai colleghi del Pd Lorenzo Basso e Michele Fina, hanno chiesto negli emendamenti presentati in Senato che venga stabilita la procedura di una nuova gara d'appalto internazionale. E l'istituzione di Fondo per la prevenzione del dissesto idrogeologico, con una parte delle risorse destinate al Ponte. «Salvini mente, e adesso ci siamo anche scocciati – dice Antonio Nicita, parlamentare siciliano dem - perché loro devono comunicare al Paese che nel decreto sui commissari hanno messo nero su bianco che il fatidico Ponte sullo Stretto inizia nel 2030, quindi alla fine della prossima legislatura, non di questa. Il presidente dell'Anac ha ribadito in parlamento che la gara si deve rifare. Il ponte non c'è più e loro lo devono dire: basta mentire».

Perfino la senatrice a vita, la scienziata, Elena Cattaneo ha presentato emendamenti per chiedere: «L'aggiornamento del quadro conoscitivo geologico, geomorfologico, geotecnico e geofisico dell'area interessata, mediante indagini ad alta risoluzione, con particolare riferimento alla caratterizzazione delle faglie attive».