Il racconto
Il 2026 dell'Ars: due leggi e due “leggine” costate 40 milioni di euro. Pioggia di accuse nell'aula deserta
L'assessora Faraoni assente nel giorno in cui si sarebbe dovuto discutere di un ddl sulla salute, l’ira dei deputati. E Miccichè: «Hanno mollato». Rapporti con l’Aula: ad Aricò la delega di Sammartino
«Quest'anno abbiamo approvato solo un disegno di legge. Ed è stato impugnato». A metà della seduta, è il deputato regionale del Pd Mario Giambona a fornire all'aula il dato statistico. La legge in questione, certamente meritoria, stanzia quasi 41 milioni di euro per aiutare le imprese messe in ginocchio dal ciclone Harry. In realtà, non è quella l’unica legge esitata nel 2026. A febbraio è stato il turno della riforma “mutilata” degli enti locali. Poi è toccato alla norma-simbolo su Comiso città della pace e l’applicazione di norme nazionali sull’avanzo di amministrazione.
Tutto per una spesa che oscilla tra i 37 e i 70 milioni di euro. Tanto è costato Palazzo dei Normanni in questo inizio piuttosto improduttivo di anno solare e legislativo. La forbice dipende dal metro usato: ammontano a 133 milioni i trasferimenti della Regione all'Ars per il suo funzionamento nel 2026, ma la spesa complessiva supererà i 260 milioni.
Comunque la si guardi, la produzione di Sala d'Ercole ha costi elevatissimi. Che ieri pesavano come un macigno in un'aula quasi vuota. Eppure, il ddl all'ordine del giorno era di quelli bipartisan e verteva su un tema delicatissimo: la salute dei cittadini. Tra le norme comprese, ad esempio, quella sullo “sconto” destinato ai malati per l'accesso ai parcheggi degli ospedali o quella sull'istituzione di un terzo centro in Sicilia per la cura dell'endometriosi, da far sorgere a Enna. Ma ieri, a Palazzo dei Normanni, mancava proprio l'assessore delegato: Daniela Faraoni era impegnata a Roma, ha fatto sapere la sera prima alla commissione parlamentare, «ma quest'Aula non è stata informata», hanno lamentato i deputati.
«Ho l'impressione che si sia deciso di mollare, che la politica abbia deciso di mollare», commenterà amaro Gianfranco Micciché dal suo scranno, «la politica è finita. Qui si fanno solo finanziarie e nient'altro. Impossibile andare avanti un altro anno così, sarebbe meglio dimetterci tutti». Parole forti, considerato che a esprimerle è un esponente della maggioranza che, del resto, ieri ha dovuto prendere atto anche della «mancata riunione della commissione verifica dei poteri». I deputati non c'erano, niente commissione e quindi rimandato di una settimana anche l'approdo a Sala d'Ercole di Rosetta Cirrone Cipolla, che avrebbe dovuto sostituire, come deputato supplente, il collega di Forza Italia Michele Mancuso, coinvolto in un'indagine e temporaneamente fuori dall'Ars.
Ma non sarà, quella di Micciché, l'unica voce critica nella striminzita compagine di centrodestra in aula. Furioso l'intervento a chiusura di seduta della forzista Luisa Lantieri, ad esempio, contro l'assenza di maggioranza e governo «per una norma come quella sull'endometriosi. Migliaia di ragazze soffrono per questa patologia e volevano una risposta. L'assenza della maggioranza è vergognosa. Schifani dovrebbe venire in aula e richiamare tutti». Persino il capogruppo di Fdi Giorgio Assenza, intervenuto per ricordare che, in realtà, i trasferimenti all'Ars negli ultimi 15 anni sono di molto diminuiti, dovrà ammettere che «in effetti dell'assenza dell'assessore Faraoni poteva essere informato il parlamento».
Per il resto, è una litania di attacchi dell'opposizione: per Ismaele La Vardera, «il governo usa il parlamento come uno scendiletto», per il capogruppo del Pd Michele Catanzaro è «imbarazzante parlare in un'aula vuota nella quale la voce rimbomba», il deputato M5S Luigi Sunseri chiede «per quanto tempo dobbiamo ancora galleggiare», mentre per la collega José Marano «questa non è un'aula ma una sala d'attesa». E ovviamente fioccano le richieste di dimissioni, per l'assessore Faraoni ma anche per lo stesso presidente della Regione Renato Schifani.
Nell'ingrato compito di pompiere, l'assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò che ha portato all'Ars «le scuse dell'assessore alla Salute che oggi era impegnata al Ministero per alcuni accorgimento sulla rete ospedaliera». Parole che arrivano nel doppio ruolo di unico esponente del governo in Aula e di fresco destinatario della delega ai rapporti col parlamento, che Schifani ha tolto a Luca Sammartino, assecondando una richiesta dello stesso vice presidente della Regione, recapitata al governatore il 2 ottobre scorso.
Una decisione, quella di Sammartino, arrivata a causa dei «numerosi e gravosi impegni», scrive lo stesso assessore all'Agricoltura. Una decisione, quindi, che era giunta dopo alcuni passaggi tesissimi all'Ars, anche per l'assessore, che aveva assistito alla bocciatura, tra le altre, della riforma dei Consorzi di bonifica (approvata in un secondo momento) o della norma sui laghetti artificiali delle aziende. Segnali di insofferenza di una parte della maggioranza nei confronti di Sammartino. Difficile dire quanto abbiano pesato sulla scelta. Intanto, la delega passa ad Aricò. Sarà lui il “pompiere” nell'Ars che ha sfornato una legge in settanta giorni. E dopo 40 milioni di spese.