amministrative
Diktat romano sul PD ennese: Crisafulli resta senza simbolo
I vertici nazionali sconfessano la base e negano l'utilizzo del simbolo. Barbagallo tenta di spegnere il fuoco della polemica
La corsa di Vladimiro “Mirello” Crisafulli alla poltrona di sindaco di Enna si è infranta contro il muro innalzato dai vertici nazionali del Partito Democratico. Pur dopo l’ufficializzazione all’unanimità, da parte del direttivo cittadino del PD, della scelta di affidare all’ex senatore la guida della coalizione in vista delle imminenti amministrative, da Roma è arrivato un alt perentorio. Su indicazione della segretaria Elly Schlein, il responsabile organizzativo Igor Taruffi ha posto un veto netto: Crisafulli non potrà utilizzare il simbolo ufficiale del partito.
La decisione del Nazareno, volta a segnare una chiara discontinuità, ha innescato un autentico terremoto politico. La sola ipotesi della sua candidatura aveva già provocato la fuga di potenziali alleati quali Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva, giudicando quel nome troppo divisivo e compromettendo il progetto del “campo largo”. Il diktat romano ha messo in forte difficoltà il segretario regionale Anthony Barbagallo, che aveva portato il nome di Crisafulli al tavolo delle trattative e ha tentato di ridimensionare la portata dello strappo.
Secondo indiscrezioni, la dirigenza nazionale auspicava un passo indietro spontaneo dello stesso Crisafulli, per evitare di offrire all’esterno l’immagine di una faida interna. Qualora l’esponente ennese non intendesse arretrare, si profilerebbe la riedizione dello schema del 2015: allora Crisafulli si candidò senza l’emblema del PD, sostenuto esclusivamente da liste civiche, e venne sconfitto al ballottaggio.