le coalizioni
Dal lancio del martello all'OPA sulla sinistra: l'anti-Meloni ha il volto di Silvia Salis
Come la prima cittadina di Genova può unire dem, pentastellati e moderati. La ricetta vincente? Pragmatismo, cantieri e salario minimo negli appalti
Da Genova a Roma il passo potrebbe rivelarsi più rapido del previsto. Mentre la politica nazionale si incaglia tra tatticismi e liturgie di partito, sotto la Lanterna sta prendendo forma un laboratorio che cattura l’attenzione persino della stampa internazionale.
È la traiettoria di Silvia Salis, sindaca di Genova dal 29 maggio 2025, capace di strappare il capoluogo ligure al centrodestra imponendosi al primo turno con il 51,48% dei consensi.
Un successo che le è valso un ampio profilo dell’agenzia Bloomberg, dove è stata indicata come la possibile candidata “anti-Meloni”. Ex martellista azzurra di livello olimpico e già vicepresidente vicaria del CONI, classe 1985, ha trasferito nelle istituzioni la disciplina dello sport, presentandosi come figura civica autonoma dagli apparati tradizionali.
La sua cifra distintiva è l’aver aggregato una compagine larghissima ma sorprendentemente coesa, capace di tenere insieme Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e un mosaico di forze centriste.
Lontana da una sinistra dura e pura, Salis incarna un pragmatismo che non teme di confrontarsi con impresa, porto, cantieri e infrastrutture, rifiutando di scindere sviluppo economico da diritti, welfare, servizi e salari.
La sua impostazione per il campo progressista è netta e spezza vecchi tabù: la crescita è condizione necessaria della redistribuzione; e la sicurezza urbana non può essere delegata in esclusiva alla destra.
Nella sua visione, la sicurezza richiede risposte complesse: non solo repressione, ma presidio del territorio, servizi, forze dell’ordine e lavoro sociale.
Nei primi mesi di mandato, la neo-sindaca si è concentrata sulla gestione quotidiana, affrontando dossier chiave come i trasporti e il piano regolatore del porto, e introducendo il salario minimo negli appalti del Comune.
Di fronte alle sirene della politica nazionale, si dice lusingata ma resta prudente: respinge la “recita” delle primarie come scorciatoia identitaria e ribadisce che l’unità del centrosinistra non può ridursi a formula elettorale, bensì deve poggiare su un programma solido e condiviso.
Per ora, l’esperimento genovese consegna un avvertimento chiaro alle opposizioni: senza una proposta concreta capace di fondere giustizia sociale e sviluppo, nessuna etichetta – neppure la più seducente – basterà a costruire un’alternativa di governo.