l'iniziativa
Valorizzare la produzione di latte di cammello in Ciad: il progetto della Regione siciliana con l'università di Palermo
Protocollo d’intesa approvato in giunta: in Africa si lavorerà per favorire la filiera
Regione e Università di Palermo insieme per un progetto finalizzato a valorizzare la produzione del latte di cammello in Ciad. Lo prevede una delibera approvata in giunta giovedì che, di fatto, dà il via a un protocollo di intesa tra l'ateneo e il governo Schifani. Si tratta di un progetto che rientra nel campo della cooperazione allo sviluppo che fa capo al Ministero degli Esteri che, a sua volta, può coinvolgere le Regioni. Nel 2025 è stato istituito un fondo da 40 milioni proprio per promuovere il partenariato, anche attraverso la costituzione di un tavolo tecnico-operativo al quale prendono parte, appunto, i rappresentanti delle Regioni stesse.
Per la Sicilia, il compito è svolto dal Dipartimento degli affari extraregionali, guidato da Margherita Rizza. Nel corso di quei tavoli, le Regioni hanno avuto modo di avanzare le proprie proposte di progetti nei paesi “target”. Così, ricorda proprio la dirigente Rizza nel carteggio preparatorio alla delibera, «si è avviata una fattiva collaborazione con l'Università degli studi di Palermo per condividere un “Progetto di cooperazione per lo sviluppo sociale economico tecnico e scientifico del latte di cammello” da svolgersi in Ciad-Africa Centrale, intercettando anche le istituzioni pubbliche territoriali».
Il progetto, in particolare, punta alla «valorizzazione della produzione attraverso tecniche di lavorazione e conservazione per offrire cibo salutare, nutriente e in quantità sufficiente, garantire sicurezza alimentare ed un reddito dignitoso ai produttori locali».
Ma non solo. Un altro degli obiettivi è quello di «mirare alla salvaguardia della biodiversità» e in questo senso «la ricerca e l'innovazione – scrive Rizza - assumono un ruolo fondamentale nel rilancio di un prodotto base della nutrizione della popolazione locale».
Il progetto, inoltre, prevede «il trasferimento di conoscenze scientifiche, attivando degli impianti pilota di lavorazione del latte di cammello su determinate aree e realtà produttive individuate e per favorire lo sviluppo di piccole realtà imprenditoriali intorno a tale filiera». Centrale, in questo senso, il ruolo dell’Università di Palermo, sia per le proprie competenze scientifiche, sia per i rapporti con altre istituzioni di ricerca che “posseggono un bagaglio di conoscenze specifiche sul profilo genetico delle specie di cammelli e dromedari».