le amministrative
Agrigento e il Centrodestra nel caos e senza candidato sindaco: spunta (di nuovo) il nome di Luigi Gentile
L’ex assessore regionale, esponente della Lega, avrebbe un accoglimento generalmente favorevole da tutti i partiti, possedendo lunga esperienza e un profilo di prestigio
Il centrodestra agrigentino continua ad annaspare alla ricerca di una unità che nessuno vuole davvero e prosegue “bruciando” ogni nome venga discusso. Ad essere andati a casa senza essere mai manco passati dal via sono almeno una ventina di personalità, alcune politiche, altre di stimati professionisti e professioniste di cui è stata valutata la disponibilità, salvo poi farne carta straccia poco dopo. Una mattanza che lascerà tanti scontenti e che alla fine sta mettendo a nudo la debolezza di un centrodestra che si presenta forte dei consensi quantomeno rispetto alle liste e maggioritario nei numeri, ma che deve fare i conti con veti e problemi di nervi.
Negli ultimi due giorni i deputati agrigentini sono stati impegnati in incontri e riunioni, ospitate in larga parte nelle hall di alcuni hotel – segno di una politica ormai priva persino del suo luogo simbolo, cioè la sezione di partito -, per cercare di trovare la quadra sulla rifinitura delle liste. Sono iniziati ad apparire infatti i primi santini elettorali degli esponenti del centrodestra, dopo settimane di stop forzato ma tutti, ovviamente, non possono indicare il nome del candidato sindaco, che i maggiorenti non hanno ancora “benedetto”.
Ma cosa blocca al momento la nomina? Innanzitutto, bisogna dire che il punto non è tanto l’unità, ma piuttosto il non assumersi la responsabilità della divisione e questo soprattutto in ottica del voto per le Regionali del 2027. In molti ipotizzano infatti che Agrigento sia alla fine un tavolo su cui sperimentare prima che si vada a decidere sul governo Schifani, che questo avvenga l’anno prossimo o ad ottobre, tanto che non tutti i partiti vogliono scendere in campo direttamente per la scelta del sindaco.
È il caso, ad esempio, di Forza Italia, che oggi rappresenta per molti il partito di maggioranza relativa della città in termini di consenso: fin dalle prime battute il deputato Riccardo Gallo ha escluso ogni ipotesi che fosse la sua area a esporsi sul nome del primo cittadino da candidare, facendo andare avanti Roberto Di Mauro e l’Mpa. La frase che in molti attribuiscono al deputato forzista è: «Voi datemi un nome e io lo voto».
Poco propensa con i fatti – trascurando le parole e gli annunci – a scegliere il candidato sindaco è anche Fratelli d’Italia, che ha a lungo giocato di sponda tra i due schieramenti finché la frattura è stata data per ricomposta senza che questo fosse effettivamente vero. Anzi. Il partito della Meloni avrebbe espresso parere contrario ad avere dentro il centrodestra “unito” la Dc, che però al momento trova la sponda protettrice della Lega.
E il candidato sindaco? Per tutta la giornata di ieri l’unico nome rimasto ancora in piedi nonostante tutto è stato quello dell’ex sindaco Lillo Firetto. A supportarlo sono soggetti che agiscono un po’ in tutti gli schieramenti (soprattutto la base dentro FdI) ma nessuno dei big sembra pronto a mettere la firma sulla sua discesa in campo.
Le alternative più concrete al momento sembrano due, un uomo e una donna. Da una parte Daniela Catalano (che sarebbe però la strada percorsa da Mpa-Forza Italia e Udc in caso di rottura del fronte) e dall’altro l’ex assessore regionale Luigi Gentile, inizialmente proposto da Lega e Dc, ma che avrebbe un accoglimento generalmente favorevole da parte di tutti gli schieramenti, possedendo il profilo giusto: ferrea appartenenza di destra, la tessera di un partito che non cambia gli equilibri sul tavolo (Lega) e un temperamento mite che, con tanti nervi scoperti non è un valore da sottovalutare. Lui potrebbe essere il nome su cui convergere tutti tra oggi e domani, anche se in molti scommettono che alla fine si troverà un motivo per rompere il fronte e andare divisi alla prova del voto.