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14 aprile 2026 - Aggiornato alle 08:00
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amministrative 2026

Mascali, Alberto Cardillo ritira la candidatura e confluisce su Gullotta: cosa cambia con la nuova intesa

Dalla lunga stagione delle liste civiche al patto tra Salvo Gullotta e Alberto Cardillo: per capire il peso dell’accordo bisogna tornare indietro, tra fratture, ritorni e un consiglio comunale decaduto a un anno dal voto

13 Aprile 2026, 23:36

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Alberto Cardillo ha rinunciato alla propria corsa autonoma alle prossime elezioni comunali per confluire nel progetto “Mascali Rinasce – Alleanza per Cambiare”, nato a sostegno di Salvo Gullotta candidato sindaco. L’operazione, ufficializzata a poco più di un mese dalle amministrative del 24 e 25 maggio 2026, mira a evitare la dispersione del voto e a costruire una proposta alternativa che, nelle dichiarazioni pubbliche, mette al centro infrastrutture, rilancio economico e turistico, decoro urbano e politiche sociali rivolte a giovani e anziani. Sul piano immediato, l’accordo riduce il numero dei candidati forti in campo e trasforma una corsa a quattro in una sfida a tre: Gullotta, Veronica Musumeci e Biagio Susinni.

Il precedente decisivo: il 2015, l’anno della ricostruzione dopo il commissariamento

Per capire cosa cambia oggi bisogna tornare al 2015, quando Mascali uscì da un lungo periodo di gestione commissariale seguito allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose del 2013, prorogato poi fino al 2015. Quella tornata fu vissuta come un ritorno alla normalità democratica, ma anche come un laboratorio di nuove combinazioni civiche. A vincere fu Luigi Messina con 2.666 voti, pari al 38,44%, sostenuto da tre liste: Per Mascali, Mascali C’è e Progetto Sicilia. Dietro quel risultato c’erano già, nello stesso perimetro, due nomi oggi di nuovo centrali: Salvatore Gullotta, riferimento della lista Per Mascali, e Alberto Cardillo, eletto nella lista Mascali C’è. In altre parole: l’asse di oggi nasce da una storia politica già condivisa, anche se nel frattempo si è interrotta e trasformata.

Nel 2015 la priorità era rimettere in piedi la macchina comunale dopo il trauma istituzionale. Le coalizioni si costruivano allora attorno alla promessa di stabilità e ripartenza. Il cartello che portò Messina alla guida del Comune riuscì a unire pezzi diversi del civismo locale e a produrre una maggioranza ampia. 

Il 2020: la coalizione si stringe, ma cominciano le linee di frattura

Alle comunali del 4 e 5 ottobre 2020, Luigi Messina viene riconfermato sindaco con 4.092 voti, il 56,3%, contro i 3.175 voti e il 43,7% di Giuseppe Leonardo Cardillo. La sua lista Per Mascali ottiene 3.636 voti e conquista 11 seggi; la lista rivale Amore per Mascali si ferma a 2.966 voti e 4 seggi. Anche in quella tornata l’elemento interessante non è soltanto chi vince, ma chi sta dove. Nella lista vincente compaiono Veronica Musumeci, prima degli eletti con 777 preferenze, e Salvatore Gullotta, secondo con 729. Nella lista sconfitta c’è Alberto Cardillo, con 341 preferenze. Il quadro è nitido: Musumeci e Gullotta sono nello stesso campo, Cardillo in quello opposto.

Il patto annunciato nel 2026 unisce oggi due figure che nel 2020 erano su fronti diversi, mentre spezza definitivamente l’asse che allora teneva insieme Gullotta e Musumeci sotto la guida di Messina

La crisi del 2024: il consiglio comunale decade e la governance si inceppa

Il punto di rottura più forte arriva nel 2024. Il 10 aprile decadono i 16 componenti del consiglio comunale dopo le dimissioni di 9 consiglieri; il successivo 29 aprile 2024 la Regione Siciliana formalizza la nomina di un commissario straordinario. Nell’elenco dei dimissionari figurano anche nomi provenienti sia dall’area di opposizione sia da quella che nel 2020 aveva sostenuto il sindaco: tra gli altri Rosario Tropea, Giuseppe Cardillo, Emanuele Nigrì, Agata Cardillo, Carmelo Portogallo, Melania Le Mura, Adele Finocchiaro, Graziana Scandurra e Ilaria Barbarino. Le motivazioni politiche addotte dagli ex consiglieri chiamano in causa finanziamenti persi, ritardi su rendiconti, bilanci di previsione e bilanci consolidati.

Da allora Mascali ha continuato ad avere il sindaco e la giunta, ma non più il luogo politico del confronto e dell’indirizzo, cioè il consiglio eletto. Il commissariamento del civico consesso ha indebolito la fisiologia della rappresentanza e ha trasformato la campagna elettorale del 2026 in un referendum implicito su come si è governato senza un consiglio pienamente operativo per oltre un anno. In questo senso, la nuova alleanza Gullotta-Cardillo prova a capitalizzare un vuoto: si presenta come risposta alla frammentazione e alla crisi di funzionalità che hanno segnato l’ultimo tratto della consiliatura.

Il rimescolamento del 2025-2026: chi resta, chi si stacca, chi ritorna

Veronica Musumeci ufficializza la sua candidatura a sindaco il 14 febbraio 2026, rivendicando un percorso amministrativo cresciuto “nell’ultimo decennio”. Salvo Gullotta, già consigliere eletto nel 2020, aveva annunciato la propria discesa in campo già a dicembre 2025 con la lista civica “Mascali Rinasce”. Alberto Cardillo, a sua volta, si era proposto a gennaio con “Mascali Cambia”, salvo poi fare un passo indietro in favore di Gullotta. Infine è rientrato sulla scena Biagio Susinni, 77 anni, ex sindaco, ex presidente del consiglio comunale ed ex deputato regionale, con la lista “Cambiamo Mascali”.

Confluendo su Gullotta, Cardillo evita che l’area alternativa a Musumeci si divida in due tronconi simili. In un comune dove il voto civico è fortemente personalizzato, questa scelta può valere molto. Basta guardare ai numeri del 2020: Gullotta prese 729 preferenze nella lista vincente, Cardillo 341 in quella avversaria. Non sono dati automaticamente trasferibili al 2026, ma indicano che l’accordo somma due bacini personali già misurati nelle urne. E soprattutto invia un messaggio politico: meglio federare che presidiare una testimonianza.