English Version Translated by Ai
14 aprile 2026 - Aggiornato alle 08:00
×

politica

Forza Italia, Barelli lascia ma attacca i Berlusconi. «Normalmente i partiti si guidano dall'interno»

Il parlamentare ha dovuto lasciare l'incarico da capogruppo di FI alla Camera. Ma lo ha fatto non proprio in silenzio

14 Aprile 2026, 00:20

barelli forza italia

Seguici su

L'epilogo era ormai scritto. Paolo Barelli ha dovuto lasciare l'incarico da capogruppo di FI alla Camera. Ma lo ha fatto non proprio in silenzio, dopo essere stato oltre un'ora a Palazzo Chigi. "Normalmente i partiti si guidano dall'interno", il messaggio indirizzato ai Berlusconi, che da tempo spingevano per un rinnovamento.

L'altro, più esplicito, riguarda Enrico Costa, in predicato di prendere il suo posto: "È uno dei 10 deputati entrati nel gruppo grazie anche al lavoro mio, sono io che l'ho fatto vicepresidente della commissione Giustizia".

Si sta concretizzando il percorso delineato nella riunione di giovedì a Cologno Monzese tra Antonio Tajani, Marina e Pier Silvio Berlusconi. Anche sui congressi regionali, da congelare dove non c'è intesa. Devono avvenire nei modi e nei tempi più adeguati per garantire la piena unità di FI, la linea della primogenita del Cavaliere, che nelle ultime ore ha incontrato Alberto Cirio, uno dei vicesegretari. Molti nel partito si attendono anche uno slittamento del congresso nazionale.

Barelli, che già a inizio legislatura era in aria di nomina a sottosegretario all'Interno salvo poi restare fuori dal sottogoverno, non ha gradito la piega che ha preso la vicenda, e nel fine settimana lo avrebbe detto senza fronzoli al leader azzurro, che è anche suo consuocero.

L'elezione del nuovo capogruppo è attesa domani sera, all'assemblea dei deputati azzurri convocata da Barelli, ultimo atto formale della sua gestione ("Formulerò una proposta per la successione a questo incarico") dopo la visita a Palazzo Chigi.

Dove quasi in contemporanea sono stati ("Per questioni calabresi") anche il governatore e vicesegretario di FI Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro (candidato a sindaco di Reggio Calabria), secondo cui "un turnover può anche far bene al partito". "Faremo il turnover anche in Calabria", commenterà di lì a poco Barelli, togliendosi i classici sassolini dalle scarpe con i giornalisti.

"Chiedetelo a Tajani", replica a chi domanda se nel partito ci siano malumori per decisioni calate da Cologno Monzese. "Ho sentito pure dire della romanità che non funziona - continua -. Ma noi abbiamo comandato il mondo e fatto sudditi pure in Padania. Ho padre milanese, madre trentina della Val di Non, e mia zia Armida Barelli, a proposito di diritti, ha guidato l'emancipazione delle donne".

Barelli spiega di aver parlato con "funzionari" della Presidenza del Consiglio di "provvedimenti legati alla sanità". Ma i colloqui, raccontano fonti parlamentari, dovrebbero essere stati ad alti livelli, con sul tavolo il futuro dell'ormai ex capogruppo, per il quale da giorni si parla di un possibile incarico da sottosegretario, al Mimit o alla Salute. "Per il momento pare non abbia incassato nulla", si ragiona tra i parlamentari più ostili a Barelli.

"Il riferimento mio è il gruppo, non è l'esterno. Non ho mai chiesto nulla, non ho bisogno di nulla", assicura l'ex nuotatore, 72 anni a giugno, chiarendo di non essersi "mai posto il problema" di dimettersi da presidente della Federazione italiana nuoto. "So nuotare, galleggio. Imparare a nuotare significa salvare la vita non solo a se stessi. Il salvavita non si tocca", sorride prima di ricordare di essere stato "indicato" per guidare il gruppo da Silvio Berlusconi, e che nel frattempo i deputati azzurri sono passati da 44 a 54: "Dopodiché, morto un papa se ne fa un altro".

Tra i nuovi arrivati, ricorda, c'è anche Costa: "Sta in FI grazie a me. Peraltro anche lui è presidente di una piccola federazione, quella della Pallapugno, che si gioca specialmente nel Piemonte". Le fibrillazioni di queste settimane hanno cristallizzato le correnti in un partito che sotto la guida di Berlusconi era monolitico.

"Se Tajani non controlla nemmeno il consuocero...", è la battuta che circola nell'ala azzurra da tempo critica con il segretario, dove le frasi di Barelli sulla famiglia Berlusconi sono giudicate "molto brutte". Prima dell'assemblea dei deputati potrebbe esserci un incontro tra Giorgio Mulè e Tajani. È in corso un pressing sul leader per cercare una mediazione e nominare contestualmente a Costa anche gli altri dirigenti del gruppo, a partire dal vicepresidente vicario. In pole c'è Patrizia Marrocco.