Il nodo
Dallo stretto di Hormuz a quello di Messina: la Regione tenta di tamponare gli effetti del caro carburante sui traghetti
Navi regolari al momento ma Franza, ad di Caronte&Tourist, avvisa: «Non possiamo escludere eventuali razionamenti degli orari e delle corse attualmente in vigore»
Il tema è stato messo sul tavolo perché, anche se ancora non si è entrati realmente nella fase dell’emergenza, i venti che soffiano dal Medio Oriente non fanno presagire una risoluzione della crisi dei carburanti a medio termine.
Già nei giorni scorsi alcune compagnie di navigazione, quelle che effettuano le tratte più lunghe, ad esempio da Genova a Palermo o ad Olbia, hanno paventato l’ipotesi di una cancellazione delle corse o di una riduzione con accorpamento per evitare di effettuare traversate antieconomiche.
Un problema che potrebbe presentarsi anche in Sicilia, dove c’è da garantire non solo il passaggio sullo Stretto di Messina ma anche la continuità territoriale con le isole minori.
Così se ne è iniziato a discutere, già ieri a Palazzo d’Orleans, durante una riunione alla quale hanno presenziato il Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, con l'assessore delle Infrastrutture Alessandro Aricò, il presidente Irfis Giulio Guagliano, il capo di gabinetto Salvatore Sammartano e Simona Vicari, in qualità di esperta nel settore trasporti. Si è trattato di un primo approccio che dovrà essere approfondito. Sul tavolo, intanto, le soluzioni allo studio per sostenere le spese di traghettamento del trasporto merci sullo Stretto di Messina e le conseguenze del caro carburanti sui trasporti marittimi commerciali.
Il prolungarsi della guerra in Medio Oriente, infatti, rischia di aumentare i costi del trasporto merci a carico delle imprese e dei trasportatori per il traghettamento, in particolare lungo lo Stretto di Messina nella tratta Messina - Villa San Giovanni e viceversa. Peraltro, la tratta dei mezzi pesanti è quella dal porto di Tremestieri, quindi più lunga e dispendiosa rispetto alla tratta delle navi traghetto utilizzate dalle auto. I rincari sul costo dei trasporti incidono inevitabilmente, fra l'altro, anche sui prezzi al consumo dei prodotti. La misura potrebbe interessare anche altre tratte marittime commerciali interessate dal trasporto merci da e verso la Sicilia.
Ma la preoccupazione è che il caro carburanti possa incidere anche sul trasporto delle auto nello Stretto di Messina, proprio alla vigilia dell’avvio della stagione turistica.
Caronte&Tourist, la compagnia di navigazione privata che effettua il traghettamento sullo Stretto, ha rassicurato sulla continuità nel breve periodo: «I collegamenti sono, al momento, confermati sia nello Stretto di Messina che verso le Isole Minori, grazie agli approvvigionamenti di Diesel e GNL fin qui programmati, seppur in presenza di un sensibile incremento dei costi – ha dichiarato Vincenzo Franza, amministratore del Gruppo Caronte & Tourist -. Non possiamo tuttavia dichiararci sereni di fronte una situazione che non frena la sua escalation. In questo scenario in rapida evoluzione, non possiamo escludere eventuali razionamenti degli orari e delle corse attualmente in vigore, che potranno essere strumenti utili a ottimizzare la distribuzione delle risorse e a garantire la continuità del servizio di traghettamento».
Insomma, niente traversate con navi a mezzo carico e orari di attraversamento che potrebbero cambiare e dipendere dal riempimento dei traghetti. Questa è una delle soluzioni al vaglio, seppur ancora nel campo delle ipotesi.
Sull’allarme lanciato dagli armatori, ieri, era intervenuto anche il segretario regionale del Pd Sicilia e capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo. «Se continua così, senza interventi per calmierare i prezzi, terranno ferme le navi pagando i costi dell’equipaggio. È a rischio la mobilità e i collegamenti da e per le isole ma anche l’imminente stagione turistica. Serve un intervento urgente da parte del governo per calmierare il costo del carburante e garantire la continuità territoriale via mare. Come Pd chiederemo anche di prevedere agevolazioni straordinarie, come il credito di imposta, per andare incontro alle maggiori spese sostenute da marzo in poi proprio per il carburante».