La scelta
Forza Italia acclama Enrico Costa: elezione tra tregua e rinnovamento
Costa prende il posto di Paolo Barelli. Le ricostruzioni di stampa hanno descritto riunioni, mediazioni e un confronto politico che ha coinvolto anche il vertice del partito e la famiglia Berlusconi
Oggi nella Sala Colletti di Montecitorio, i deputati di Forza Italia non hanno aperto una conta, non hanno messo in scena una sfida, non hanno lasciato spazio a candidature concorrenti. Hanno scelto Enrico Costa per acclamazione. Un’elezione senza voto formale, resa possibile dal fatto che il deputato piemontese era l’unico candidato, ma proprio per questo ancora più densa di significato politico: quando un gruppo decide di evitare il confronto numerico, di solito sta cercando insieme una tregua, un equilibrio o un nuovo assetto. Spesso tutte e tre le cose.
La notizia, in sé, è lineare: Costa diventa il nuovo capogruppo di FI alla Camera, subentrando a Paolo Barelli. Ma il contesto racconta una storia più ampia. Nei giorni precedenti, infatti, il nome di Costa era emerso come soluzione sempre più solida dentro un partito attraversato da una discussione interna sul rinnovamento della classe dirigente, sui congressi territoriali e sulla necessità di ricomporre sensibilità diverse senza arrivare a una spaccatura pubblica. Le ricostruzioni di stampa hanno descritto riunioni, mediazioni e un confronto politico che ha coinvolto anche il vertice del partito e la famiglia Berlusconi, con Antonio Tajani al centro di una delicata opera di sintesi.
Un’elezione senza avversari, ma non senza peso politico
Formalmente, l’assemblea dei deputati azzurri ha semplicemente ratificato una scelta. Sostanzialmente, ha certificato un punto di caduta. Costa era l’unico nome in campo e la sua elezione per acclamazione è stata il modo con cui il gruppo ha evitato una votazione divisiva, consegnando all’esterno l’immagine di una decisione condivisa. In politica parlamentare il metodo non è mai neutro: l’acclamazione, soprattutto quando arriva dopo giorni di tensioni, serve a comunicare unità, a contenere i veleni e a restituire alla leadership un margine di controllo del messaggio.
Non è un dettaglio secondario nemmeno il luogo. La Sala Colletti – spesso identificata come Sala Lucio Colletti, nel Palazzo dei Gruppi di Montecitorio – è uno spazio che nella liturgia parlamentare italiana ospita passaggi decisivi delle assemblee dei gruppi. Lì, più che in Aula, si misurano spesso gli equilibri veri: quelli che non si leggono nei tabelloni elettronici ma nelle mediazioni interne, nelle alleanze trasversali, nelle rinunce concordate. L’elezione di Costa appartiene esattamente a questa categoria.
Chi è Enrico Costa: profilo garantista, lunga esperienza, più vite politiche
La scelta di Forza Italia cade su un parlamentare che non è un volto improvvisato. Enrico Costa, nato a Cuneo il 29 novembre 1969, avvocato, è deputato in cinque legislature – dalla XV alla XIX – ed è oggi iscritto al gruppo Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE alla Camera dei deputati. Nella legislatura in corso è stato eletto nel 2022 nelle liste di Azione - Italia Viva - Calenda, è poi transitato nel gruppo Azione-Popolari europeisti riformatori-Renew Europe e infine è entrato in Forza Italia il 16 settembre 2024. Questo percorso, da solo, spiega perché il suo nome sia stato letto da più osservatori come un profilo di mediazione: ha una storia nel centrodestra, ma conosce anche le culture del centro riformista e liberale.
Il suo curriculum istituzionale è altrettanto rilevante. In passato è stato esponente di Forza Italia, poi viceministro e ministro nei governi di centrosinistra guidati da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni; in particolare, ha ricoperto l’incarico di Ministro per gli affari regionali e le autonomie nel 2016. È una traiettoria che lo ha reso, negli anni, uno dei riferimenti più riconoscibili del fronte garantista e delle battaglie sulla giustizia, terreno su cui ha costruito gran parte della sua notorietà politica.
Non è casuale, allora, che proprio lui venga oggi promosso a un ruolo che richiede insieme affidabilità tecnica, capacità di negoziazione e tenuta politica. Il capogruppo alla Camera non è soltanto un coordinatore dei deputati: è il punto di snodo tra linea del partito, gestione dell’Aula, rapporti con il governo e interlocuzione costante con la Conferenza dei presidenti di gruppo. È una funzione che pesa ogni giorno, soprattutto per una forza di maggioranza come Forza Italia.
Il dopo Barelli e il segnale del rinnovamento
Per capire la portata della nomina bisogna guardare anche al capitolo che si chiude. Paolo Barelli guidava il gruppo di Forza Italia alla Camera da tempo: era stato presidente del gruppo già dal 20 ottobre 2021 nella XVIII legislatura, ed era tornato a ricoprire quel ruolo anche nell’attuale legislatura. La sua sostituzione, dunque, non rappresenta un normale avvicendamento tecnico, ma un passaggio con evidenti implicazioni politiche.