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Il candidato che non ti aspetti: Dino Alonge, tra udienze, famiglia e la voglia di salvare la città
"Chi me lo fa fare? L'amore per Agrigento". L'avvocato 59enne si racconta alla radio: l'appoggio commosso dei figli, la passione per la toga e l'ambizione di guidare il riscatto del capoluogo
L'avvocato Dino Alonge scende in campo per la corsa a sindaco di Agrigento. La prima intervista arriva in un contesto a dir poco insolito: una telefonata a sorpresa, con il conduttore radiofonico Riccardo Gaz, mentre il neo-candidato si trovava letteralmente tra i corridoi del tribunale, costretto a chiedere a un collega di sostituirlo momentaneamente in udienza.
Un esordio spontaneo e senza filtri, che delinea fin da subito il profilo di un professionista prestato alla politica, pronto a raccogliere la sfida di guidare una città che vive una condizione definita senza mezzi termini “da quarto mondo”.
"Il destino mi ha chiamato e non me la sono sentita di voltarmi dall'altra parte", ha dichiarato Alonge, 59 anni, con alle spalle ben 36 anni di carriera forense iniziata nel 1990.
La sua candidatura nasce all'interno di una specifica coalizione politica, che fa riferimento a esponenti di peso come Roberto Di Mauro e Riccardo Gallo, influenti deputati regionali, ma l'avvocato respinge con veemenza l'etichetta di "pedina" nelle mani dei vertici di partito: "Sono un uomo libero, non ho mai fatto politica, sono un uomo di dialogo e di confronto. La politica contiene in sé lo scontro. Se serve per migliorare ed essere proficui, mi scontrerò non una, ma venti volte".
Rispetto all'amministrazione uscente, espressione delle stesse forze politiche che oggi convergono sul suo nome, Alonge ha scelto la via della diplomazia, pur tracciando una linea di demarcazione. Si rifiuta di "dare voti" al passato, riconoscendo che amministrare non è mai un compito facile, ma guarda al futuro auspicando un percorso che possa dare "un segno di distonia rispetto a quello che è stato il passato". Un passato che appare talmente negativo che, forse non a caso, non ha mai visto sul tavolo l'ipotesi di ricandidare a sindaco l'uscente Franco Miccichè.
Questa chiara volontà di discontinuità si rifletterà anche nella conduzione della campagna elettorale. Alonge lancia un messaggio distensivo ai suoi avversari, Peppe Di Rosa ("Ci conosciamo da ragazzi" e il giovane Michele Sodano: "Temo entrambi o non temo nessuno. Li rispetto profondamente e spero sia una campagna improntata al fair play, basata sui contenuti e sui programmi per Agrigento".
La decisione di scendere in campo è arrivata improvvisa, scatenando un "tourbillon di cose" da organizzare. La macchina elettorale si sta mettendo in moto per preparare staff e manifesti, anche se il candidato ammette con ironia di non essere esattamente un 'millennial'. Si tratta di una scelta di vita importante, che ha però ricevuto il pieno appoggio della famiglia: i figli Francesco e Roberto (quest'ultimo istruttore di surf che ha appreso la notizia dalle Isole Canarie) si sono detti commossi, onorati e fieri del padre.
Nonostante la gravosità dell'impegno, Alonge ha confermato che, qualora diventasse primo cittadino, non lascerà la professione di avvocato, ma farà in modo di coniugare i due ruoli.
A chi, infine, gli chiede "chi glielo faccia fare" di assumersi un onere del genere, la risposta di Alonge arriva senza esitazioni: "Me lo fa fare la città, la voglia di cambiare, di sistemare le cose, di contribuire, di migliorare. Poi se ci riesco bene, se non ci riesco, ci ho provato".

