il sondaggio
Regionali, nessun cavallo da battere (ma chi si allea con De Luca vince di sicuro)
Fra centrodestra e progressisti appena il 4%, ScN decisivo. Schifani perde fiducia (Mulè primo), ma resta il più forte. La Vardera e Provenzano i preferiti nel centrosinistra. Liste: FdI supera Fi, Lega in bilico; Pd in avanti e Controcorrente appaia il M5S
Cateno De Luca - forse per il suo continuo annacamento sulla “Striscia di Gaza” fra i due opposti schieramenti - ha quasi dimezzato i consensi del 2022. I suoi, da ex aspirante «sindaco di Sicilia»; e quelli del suo movimento. Eppure “Scateno” mantiene uno zoccolo duro di elettori (come minimo il 9%) che gli consegnano un altro ruolo: oggi sarebbe l’ago della bilancia delle Regionali. Il centrodestra in Sicilia resta maggioranza (grazie a liste attestate al 46%) e oggi vincerebbe sul fronte progressista in tutti gli scenari. Tranne uno: un campo larghissimo con dentro anche De Luca.
Gli spunti arrivano da un sondaggio indipendente realizzato da “Lab21”, società nazionale di ricerca coordinata dal professore Roberto Baldassarri, che negli ultimi tempi s’è concentrata sulle Amministrative a Messina e provincia.
Partiamo dal dato più generale: l’affluenza. Stimata in una forbice fra il 48 e il 52%, al netto di una propensione latente del 62,5%. In pratica oltre la metà dell’elettorato siciliano viene definito «fuori mercato»: il 27,4% non si sente rappresentato da alcun partito, il 24,8% è «deluso dalla politica». A questi si aggiunge un 38,3% di indecisi - il cosiddetto «target aureo» della campagna finale - divisi tra chi aspetta i candidati (21,2%) e chi le coalizioni definite (25,4%).

Lavoro e sanità le emergenze (e anche le priorità)
«In un contesto di astensione strutturale così marcata, la capacità di mobilitare i propri elettori certi diventa determinante quanto quella di convincere i dubbiosi. Un’affluenza nella fascia bassa della forchetta (48%) tende a favorire le basi più ideologicamente motivate; una nella fascia alta (52%) apre spazio agli elettori di opinione più tiepidi — tipicamente più sensibili alle candidature personali forti». Una riflessione strettamente legata alla percezione di una classe dirigente regionale incapace di risolvere le questioni più importanti.
«I cittadini siciliani identificano lavoro (60% circa) e sanità (55%) come le emergenze più urgenti, sia come problemi attuali sia come priorità per il prossimo governo regionale», si legge nel report di Lab21.

Non c'è un cavallo da battere (ma Schifani regge)
Veniamo al dunque. Renato Schifani, nonostante sia il potenziale candidato con il livello di fiducia più basso (32,5%) (contro il 50,6% dell’altro forzista Giorgio Mulè, al primo posto) è ovviamente il più conosciuto. E comunque il primo nelle intenzioni di voto: 19,2%, seguito da De Luca (14,3%) e dallo stesso Mulè (11,3%). Poi Gaetano Galvagno (9,2%) e Ismaele La Vardera, primo del centrosinistra (9,1%) con un punto di vantaggio sul dem Peppe Provenzano. Molto più distanti, e comunque tutti al di sotto del 5%, gli altri competitor sondati: dal 4,9% di Nello Musumeci all’1% di Luca Sammartino, con in mezzo i 5stelle Nuccio Di Paola, Giuseppe Antoci e Barbara Floridia (fra il 4,8 e il 4,1%) poco sopra il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo e l’eurodeputato di Forza Italia, Marco Falcone.
Insomma, non c’è ancora il cavallo da battere. Né da una parte né dall’altra.



Liste: FdI supera Fi, Pd davanti al M5S appaiato da Controcorrente
E anche le rilevazioni sulle liste (le urne hanno quasi sempre smentito gli istituti demoscopici che non riescono a misurare il voto “strutturato” legato al trascinamento dei candidati all’Ars) vanno prese con le pinze. Giusto però per farsi un’idea: il centrodestra resta in vantaggio (con FdI al 17,8%, Forza Italia al 14,5% e Lega in bilico rispetto alla soglia di sbarramento, sotto la quale il sondaggio colloca Dc, Mpa e Noi Moderati), ma il vantaggio oggi registrato sul fronte progressista (dove il Pd è la prima forza con il 12,8% e Controcorrente tallona il M5S poco sopra il 10%, mentre Avs è al di sotto delle proiezioni nazionali con Italia Viva a cifre decimali) è alquanto basso: circa il 4%.

«Nessun blocco tradizionale - si legge nel report di “Lab21” - è autosufficiente: il centrodestra si attesta al 44,5%, il centrosinistra al 40,8%. La distanza tra i due poli è reale ma non risolutiva: né sufficiente al centrodestra per vincere con certezza, né al centrosinistra per colmarla con le proprie forze». Ininfluente, in questo contesto il peso di Azione: sotto l'1%.
Nelle «chiavi di lettura strategiche», la società di ricerca parla di «vantaggio strutturale» del centrodestra. Partendo dal presidente uscente (e aspirante rientrante) Schifani: «Una larga quota dell’elettorato lo conosce, ma non lo apprezza o non intende votarlo. Questo schema - classico dell’incumbency in contesti di forte scontento diffuso - non compromette necessariamente la sua posizione di vantaggio nella corsa presidenziale, ma segnala che il suo bacino di voto non è espandibile con facilità».
E poi si cita il «dilemma» del centrosinistra: «Il campo progressista affronta la classica trappola della frammentazione: sei candidature credibili che si sottraggono voti a vicenda, ma nessuna figura capace di aggregare da sola il campo alternativo. La sfida non è costruire un profilo vincente, ma evitare che la dispersione del voto presidenziale alimenti la percezione di un centrosinistra incapace di sintesi. Una percezione che, in campagna elettorale, diventa una profezia che si autoavvera».
De Luca, «la variabile che ridefinisce la competizione»
E qui entra in gioco quella che i sondaggisti definiscono «la variabile che ridefinisce l’intera competizione»: De Luca con il suo Sud chiama Nord. Con un 11,8% di “centroide”, media di una forbice compresa fra il 9,2 e il 13,2%, il movimento del sindaco di Taormina (secondo dopo Schifani per notorietà e dopo Mulè per fiducia, con una propensione al voto personale intorno al 14%) può davvero decidere l’esito delle Regionali.
Nel sondaggio il centrodestra alleato con De Luca stravincerebbe con oltre il 58%, ma se ScN si spostasse sull’altro fronte sarebbe invece il centrosinistra, seppur di misura (51,8%), a prevalere. Ipotizzato anche un terzo scenario con due sub-variabili: un ricongiungimento fra De Luca e l’ex “discepolo” La Vardera in un terzo polo alternativo stimato intorno al 18% con lievi differenze in base a chi dei due leader sia il candidato governatore; in ogni caso a vincere, con ampio margine, sarebbe il centrodestra. Che, fino a questo momento, continua a dare le carte. A meno che non sia “Scateno” a sparigliare il mazzo.



«Una competizione ancora aperta», decideranno gli indecisi
Il sondaggio, però, non prende in considerazione la corsa solitaria, così come nel 2022, del leader di Sud chiama Nord. Manca dunque il peso specifico di "Scateno" (primo dei perdenti alle ultime Regionali, con quasi il 24%) contro i due schieramenti tradizionali.
Ma "Lab21" fornisce una lettura ben precisa: «La fotografia demoscopica della Sicilia 2026 è quella di una competizione aperta su un crinale preciso: non tra centrodestra e centrosinistra, ma tra chi riuscirà a cooptare l’11% che pende in mezzo. Schifani ha il vantaggio strutturale della coalizione più grande e del voto presidenziale più alto. Ma la matematica elettorale siciliana, in questo momento, è scritta con il segno di De Luca. Eppure, anche in contesti apparentemente definiti, la demoscopia insegna prudenza: l’elevata quota di indecisi (38,3%), le variabili di mobilitazione e la qualità della campagna elettorale possono sempre introdurre elementi di imprevedibilità». Meno male, altrimenti finirebbe tutto il divertimento che ci attende da qui alle prossime elezioni regionali.

