verso il voto
La ricetta di Schlein da Barcellona per vincere: "Mai più rincorrere la destra"
Al vertice progressista globale, la leader dem fissa la nuova rotta: unire giustizia sociale e climatica per battere il governo Meloni e recuperare gli astenuti
Nel pieno di un assetto internazionale segnato da conflitti, tensioni commerciali crescenti e dal ritorno di nazionalismi aggressivi, la sinistra mondiale tenta di ricompattarsi e delineare una nuova traiettoria politica. La prima edizione della Global Progressive Mobilisation, ospitata nei padiglioni fieristici di Barcellona, ha riunito tra 3.000 e 5.000 delegati in un fronte comune contro l’avanzata delle destre radicali.
Tra gli interventi più attesi, quello della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha impresso una direzione chiara al dibattito. Dal palco catalano, la leader dem ha lanciato un messaggio rivolto all’Europa e al governo italiano guidato da Giorgia Meloni: «La destra si può battere, ma senza rincorrerla sui suoi temi».
L’iniziativa, promossa dal premier spagnolo Pedro Sánchez e da Stefan Löfven, con l’appoggio di figure di primo piano come Lula da Silva, Gustavo Petro e Claudia Sheinbaum, ha rappresentato più di un appuntamento simbolico. È stata il varo di un coordinamento stabile per difendere l’ordine multilaterale e offrire risposte alla crisi delle democrazie.
In questo quadro, la proposta di Schlein è netta: basta inseguire l’agenda altrui, serve un progetto autonomo e riconoscibile, capace di mettere la destra di fronte alle proprie contraddizioni.
Il terreno di confronto indicato dalla segretaria si fonda su quattro capisaldi: giustizia sociale, giustizia climatica, democrazia e pace.
L’obiettivo è rimettere al centro del dibattito pubblico temi cruciali come i salari, il contrasto alla precarietà, il carovita e l’emergenza ambientale, recuperando il dialogo con chi non si sente più rappresentato ed è scivolato nell’astensione.
Il discorso di Barcellona arriva in una fase propizia per il centrosinistra italiano. Schlein ha rivendicato come il presunto mito dell’invincibilità del centrodestra sia già stato incrinato, richiamando i recenti appuntamenti regionali e l’esito del referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. In quell’occasione, il 53,74% dei votanti ha respinto la riforma voluta dall’esecutivo Meloni, assestando un colpo alla maggioranza, grazie soprattutto alla spinta delle grandi città e del Mezzogiorno.
Eppure, il clima catalano ha smorzato i trionfalismi. Il successo referendario ha mostrato che l’elettorato è mobile e che il consenso della destra può incrinarsi, ma non garantisce automaticamente una vittoria alle politiche.
La sfida del campo progressista è ora tenere insieme componenti sociali diverse — ceti urbani istruiti, lavoratori impoveriti, giovani precari — dimostrando che transizione ecologica ed equità sociale non sono obiettivi antagonisti, bensì complementari.