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18 aprile 2026 - Aggiornato alle 22:00
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energia

Gas russo, i dem si smarcano da Conte: il "No" di Schlein alla tentazione putiniana

Da Barcellona la leader del Pd frena le ipotesi di un ritorno al gas di Mosca: "Sarebbe finanziare la guerra di Putin". Scontro aperto con Eni e Governo sulle forniture

18 Aprile 2026, 18:43

18:50

Gas russo, i dem si smarcano da Conte: il "No" di Schlein alla tentazione  putiniana

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Nel pieno di una nuova ondata di tensioni energetiche globali, la posizione di Elly Schlein è chiara e senza ambiguità: l’Europa e l’Italia non devono riattivare i flussi di gas dalla Russia.

Con i mercati scossi dalle turbolenze nello Stretto di Hormuz e le principali rotte di greggio e GNL sotto pressione, la segretaria del Partito Democratico respinge qualunque ipotesi di arretramento.

Il motivo, afferma, è dirimente: riprendere le importazioni significherebbe finanziare direttamente la macchina bellica di Vladimir Putin e la sua “invasione criminale” dell’Ucraina.

L’intervento, pronunciato alla Global Progressive Mobilisation, arriva come replica immediata alle sollecitazioni dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, che aveva invitato l’Unione Europea a riconsiderare il divieto totale sul gas russo previsto per il 2027 (ma anche alle parole del suo alleato Giuseppe Conte). Un appello maturato all’ombra della crisi mediorientale e accolto con una cauta apertura anche dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Per Schlein, tuttavia, la contingenza dei prezzi non può diventare un alibi: dal 24 febbraio 2022 energia e guerra sono inscindibili. Ripristinare i flussi da Mosca invierebbe agli alleati e ai mercati un segnale di pericolosa fragilità strategica, mostrando che al primo shock l’Europa tornerebbe al fornitore che essa stessa ha giudicato inaffidabile.

Il quadro italiano racconta un disimpegno reale, pur con alcune zone d’ombra. Se da un lato la storica dipendenza via gasdotto è stata drasticamente ridotta — scesa sotto il 2% già nel maggio 2024 grazie a maggiori forniture da Algeria, Azerbaigian e altri partner — dall’altro i dati ARERA indicano che nel 2024 circa il 20% del GNL sbarcato nei terminali nazionali era ancora di provenienza russa.

Le tensioni a Hormuz e i loro riflessi sui prezzi alimentano oggi la tentazione di ricorrere al gas russo come “scorciatoia” per attenuare la pressione economica. Ma dal palco della capitale catalana, scelto per coordinare una risposta progressista globale in difesa della democrazia, Schlein rilancia il tema dell’autonomia europea: la politica energetica è il banco di prova su cui si misura la coerenza democratica dell’Unione.

Resta però un nodo essenziale per la tenuta del Paese. Dire “no” a Mosca è una scelta moralmente e strategicamente obbligata; renderla sostenibile nel tempo, a prova di oscillazioni di mercato, è la vera sfida.

Se la crisi in Medio Oriente dovesse protrarsi, con nuovi rincari in bolletta per le famiglie, la pressione dell’opinione pubblica verso forniture “più facili” diverrebbe soffocante.

Il banco di prova per l’Italia è innanzitutto industriale: occorre consolidare senza indugi la diversificazione, accelerare a ritmi inediti su rinnovabili e stoccaggi e costruire un assetto meno esposto ai ricatti geopolitici. Solo così il Paese potrà finalmente uscire dalla logica dell’emergenza permanente.