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22 aprile 2026 - Aggiornato alle 09:07
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Regione

Il rimpasto passa da Roma e nell’enigma della giunta è “caccia grossa” alle donne

Le scelte sul governo Schifani dipenderanno pure da decisioni delle segreterie nazionali: Fi attende il commissariamento, mentre Fdi affronterà il caso Amata

22 Aprile 2026, 09:07

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Il rimpasto passa da Roma e nell’enigma della giunta è “caccia grossa” alle donne

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Il rimpasto che verrà, passerà da Roma. Saranno le dinamiche nazionali, più di quelle siciliane, a stabilire tempi e nomi della nuova giunta di Renato Schifani, incalzato da un lato dalle ipotesi di commissariamento di Forza Italia e dall'altro dalle ultime vicende che hanno trasformato l’assessora Elvira Amata da indagata a imputata per corruzione.

Un problema in più, per il governatore che era intervenuto, nei giorni caldi dell'inchiesta che ha coinvolto l'ex presidente della Regione Totò Cuffaro, accompagnando fuori dal governo Nuccia Albano e Andrea Messina. Un atto politico forte che adesso rischia di non far tornare i conti. Perché nella giunta che sarà, serviranno almeno quattro donne.

Intanto, come detto, lo sguardo è rivolto verso la Capitale, dove i vertici di Forza Italia decideranno se e quando commissariare il partito siciliano. Un esito considerato quasi scontato, ma non così imminente. Passerà almeno una settimana, forse anche due, complici alcuni appuntamenti (i festeggiamenti per i cinquant'anni del Ppe del 24 aprile e i festivi seguenti). I nomi in ballo sono tanti, da quello di Giorgio Mulè a quello di Nino Minardo. Non si esclude, però, che la scelta possa arrivare anche da un accordo tra il segretario nazionale Antonio Tajani e lo stesso Schifani. Un passaggio determinante anche per le sorti del rimpasto, appunto. Con chi discuterà il presidente della Regione, la rappresentanza di Forza Italia in giunta? Col fidato Marcello Caruso o con un commissario più o meno vicino? Un'incognita che potrebbe spingere a un'accelerazione della partita del rimpasto.

Anche se altre forze spingono in direzione opposta. Secondo fonti di Fdi, l'assessora Elvira Amata non ha intenzione di dimettersi, almeno, fino a quando non fosse il partito stesso a chiederglielo. E così, torna Roma a distribuire le carte della politica siciliana. L'arrivo nell'isola, lunedì 27 aprile, di Giovanni Donzelli e Arianna Meloni che incontreranno la base meloniana, rafforza la necessità di un temporeggiamento. Almeno fino al 27, o magari anche dopo il 4 maggio, quando è prevista l'udienza per il processo che riguarda il presidente dell'Ars Gaetano Galvagno.

Di sicuro, la scelta di Amata avrà refluenze anche su un altro aspetto. Matematico, si direbbe. In giunta, infatti, per legge dovranno essere presenti almeno quattro donne. E, dopo il caso Dc, ne sono rimaste in carica solo tre: Giusi Savarino, Daniela Faraoni e, appunto, Elvira Amata. Il quarto nome dovrebbe essere quello di Valeria Caci, già indicata dall'Mpa di Raffaele Lombardo. Ma è noto da tempo che il vero obiettivo degli alleati, sia lato Forza Italia che FdI, sia quello della Sanità. Daniela Faraoni, stando ai rumors del momento, sarebbe sostituita comunque da un uomo: Nicola D'Agostino per gli azzurri e Alessandro Aricò per i meloniani. Se così fosse (ma proprio il gioco delle quote potrebbe rialzare le quotazioni di Faraoni), ecco che serve ancora una donna. Sempre che Amata non esca, su richiesta dei big di Fratelli d'Italia.

Nessun altro può farlo, in effetti. Né gli alleati, né esponenti locali di Fdi, visto che il tema dei casi giudiziari è vasto e variegato. Così, come detto, si attende un segno dal partito. Cioè da Roma. Nel frattempo, per non farsi trovare impreparati, cherchez la femme. Cercare la donna. Per risolvere non un mistero, ma l'enigma complicato del rimpasto.