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22 aprile 2026 - Aggiornato alle 19:02
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Governo

Decreto Niscemi al Senato: per opposizione fondi scarsi e sindaci lasciati soli

Stanziati solo 165 milioni nel biennio, l'opposizione denuncia ritardi nei trasferimenti e assenza di strategie per Sicilia, Sardegna e Calabria

22 Aprile 2026, 15:57

16:00

Decreto Niscemi al Senato: per opposizione fondi scarsi e sindaci lasciati soli

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È cominciato al Senato l'esame del cosiddetto decreto Niscemi che introduce misure urgenti dopo il maltempo che a gennaio ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria. Il testo è arrivato in aula senza il mandato al relatore in mancanza del parere della commissione Affare costituzionali. Il decreto è stato approvato alla Camera il 16 aprile.

«È inaccettabile il provvedimento del governo e della maggioranza sul decreto legge n. 25 del 2026, che arriva al Senato con tempi compressi e senza un adeguato confronto parlamentare», dichiara il senatore del Pd, Nicola Irto intervenendo in Aula. «Le risorse stanziate - circa 165 milioni nel biennio e 390 milioni fino al 2030 - sono del tutto insufficienti rispetto ai danni subiti da Calabria, Sicilia e Sardegna. Solo in Calabria - continua Irto - risultano 119 Comuni colpiti, con danni diffusi a infrastrutture, attività produttive, abitazioni e opere di difesa costiera. E a distanza di settimane non risultano ancora trasferimenti effettivi ai Comuni. È assurdo lasciare i sindaci senza certezze e costringerli a intervenire in somma urgenza senza strumenti adeguati e senza risorse reali. Il Governo ha respinto quasi tutte le proposte dell'opposizione su ristori alle imprese, sostegno ai Comuni, misure per agricoltura e turismo e sospensione degli oneri fiscali. È una scelta politica sbagliata e priva di visione». E conclude: «Non esiste una strategia strutturale: si continua a inseguire le emergenze con interventi tardivi e insufficienti, mentre gli eventi climatici sono sempre più ricorrenti e così si continua a lasciare i territori più fragili esposti, senza prevenzione e senza strumenti adeguati, trasformando ogni emergenza in un nuovo atto di abbandono del Mezzogiorno».