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23 aprile 2026 - Aggiornato alle 07:22
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la storia

Agrigento, i “santini” dei candidati musulmani e la Guerra Santa dei vannacciani

Ostilità social a imprenditore marocchino e napoletana convertita: «No ai musulmani in lista». Ma il candidato sindaco civico: «Averli con me è un orgoglio». L’aspirante consigliera col facsimile in lingua araba: «Dio è uno solo. Ma chi viene in Italia per rovinare questo paese sia rimandato a casa»

23 Aprile 2026, 04:29

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Agrigento, i “santini” dei candidati musulmani e la Guerra Santa dei vannacciani

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Ad Agrigento, dinnanzi al mare africano, in un centro storico arabo dove diverse comunità extracomunitarie convivono da decenni in modo più o meno integrato, in campagna elettorale c’è spazio anche per le “guerre di religione” per chi si contende uno scranno in consiglio comunale.

La polemica nasce sui social ma travalica quasi subito i confini del mondo virtuale. Accade che nelle liste civiche del candidato sindaco Giuseppe Di Rosa siano presenti anche due aspiranti consiglieri che hanno attirato le attenzioni di alcuni.

Si tratta di Adnane Khezar, imprenditore marocchino da anni in città e Carmela Lombardi, che in realtà è nata a Napoli ma che nel facsimile si presenta con il hijab e una scritta in doppia lingua che parla, anche, di religione. «Dio è uno solo: Allah per il musulmano, Dio per il cristiano, ma sempre lo stesso unico creatore. Così deve essere anche per noi: un solo interesse sopra tutto, la città». Niente di scandaloso, ma certamente una grossa novità, dato che è la prima volta che due cittadini di fede musulmana scendono in campo in una competizione elettorale ad Agrigento. «Si tratta di persone che si sono avvicinate al nostro progetto – commenta Di Rosa – perché hanno voglia di fare per la loro città. Siamo orgogliosi di averli nelle nostre liste anche come segnale importante di piena integrazione, anche se non tutti sono d’accordo».

Ad aver speso parole non esattamente accondiscendenti con l’idea sono ad esempio alcuni agrigentini vicini a Futuro Nazionale, il nuovo movimento di Roberto Vannacci, come Manuel Samaritano. Se non è chiaro il ruolo ricoperto da un punto di vista formale dentro il partito, suo è il gruppo Facebook che dice di rappresentare il circolo agrigentino del movimento e, tra i suoi post, spuntano anche inviti al tesseramento. «Io non voglio musulmani dentro il consiglio comunale» – dice –. «I candidati facciano una valutazione attenta».

«Ho deciso di candidarmi perché i musulmani non vengono molto rappresentati e c’è ancora molta discriminazione verso di loro», ci spiega Carmela Lombardi. Forte accento napoletano (che la rende persino nordica ad Agrigento, ndr), ci racconta il legame tra la candidatura e la sua fede. «Sono un’italiana convertita – dice – e vorrei così sostenere un percorso di integrazione reale per portare le istanze di questa comunità in Consiglio comunale».

Le idee sull’immigrazione molto nette, quasi “vannacciane”. «Credo che chi vuole venire in Italia per rovinare questo paese debba essere rimandato a casa sua», ci spiega. E quando le chiediamo perché inserire la religione nel “santino” laico elettorale spiega. «Il Corano ci chiede di amare la nostra città e l’ambiente. Un musulmano non spreca risorse naturali, non butta la spazzatura per strada perché è peccato e Allah ci chiede la civiltà».

Ordine e disciplina, insomma. Perché alla fine, gratta gratta, non siamo mai così diversi.