il caso
Il cielo di Malpensa resta azzurro: il Tar conferma l'intitolazione a Silvio Berlusconi
Da Enac al Ministero, fino alle aule di tribunale: l'iter amministrativo regge all'urto delle opposizioni. Per i giudici, il dissenso politico non è sufficiente per annullare gli atti statali
Il Tar della Lombardia ha scritto un capitolo decisivo nella lunga e accesa contesa sull’intitolazione dell’aeroporto di Milano Malpensa a Silvio Berlusconi. Respingendo i ricorsi presentati dal Comune di Milano e da tre amministrazioni del Varesotto (Cardano al Campo, Somma Lombardo e Samarate), i giudici amministrativi non si sono limitati a confermare un nome su un'insegna, ma hanno tracciato un confine netto sui rapporti di forza tra istituzioni centrali e poteri locali.
Il cuore della sentenza risiede in un principio giuridico inequivocabile: gli aeroporti sono beni del demanio statale e la loro denominazione rientra esclusivamente nelle competenze degli organi nazionali preposti. Questa interpretazione ha ridotto drasticamente il margine di intervento degli enti locali, pur direttamente coinvolti a livello territoriale e urbanistico. Il Tar ha di fatto svuotato le obiezioni dei ricorrenti, che lamentavano la mancata concertazione con il territorio, l'uso del nome "Milano" e la deroga alla consuetudine che prevede l'attesa di dieci anni dalla morte per le intitolazioni pubbliche. Prima ancora di entrare nel merito di ogni singolo rilievo politico o procedurale, il tribunale ha sancito un difetto di titolarità giuridica dei Comuni, giudicati privi degli strumenti per ribaltare una scelta dello Stato.
La genesi di questa operazione affonda le radici nel 2023, quando il Consiglio regionale della Lombardia, a pochi giorni dalla scomparsa dell'ex premier, approvò un ordine del giorno per intitolargli lo scalo, con 28 voti favorevoli e 18 contrari. La svolta amministrativa si è concretizzata l'anno successivo: il 5 luglio 2024 il Consiglio di amministrazione di Enac ha deliberato all'unanimità l'intitolazione, seguita l'11 luglio da un'ordinanza a effetto immediato della Direzione territoriale. Un percorso che ha trovato la piena condivisione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, salutato dal fronte favorevole come lineare e legittimo, ma aspramente contestato dalle opposizioni territoriali come un'accelerazione forzata.
Malpensa è un colosso infrastrutturale vitale per l'economia del Paese: nel 2024 ha registrato 28,9 milioni di passeggeri e movimentato 727 mila tonnellate di merci, dominando il 62% del mercato cargo nazionale. Una traiettoria di crescita confermata dai dati del 2025, con il superamento di quota 31 milioni di viaggiatori. Intitolare un punto di accesso internazionale di tale portata significa imprimere una scelta simbolica dal fortissimo impatto sulla memoria pubblica globale. Se per i sostenitori rappresenta il doveroso riconoscimento a una figura che ha segnato l'Italia, per i detrattori equivale a caricare un bene collettivo di una memoria profondamente divisiva.
Con questa pronuncia, l'Aeroporto Internazionale Milano Malpensa – Silvio Berlusconi resta una realtà inattaccabile, almeno in primo grado. La strategia di opposizione istituzionale guidata dal sindaco Giuseppe Sala esce fortemente indebolita, segnando una battuta d'arresto significativa per chi sperava di bloccare l'iter per via giudiziaria. Il caso Malpensa si fissa così come un precedente storico: in politica i simboli possono restare contendibili, ma in diritto, sulle grandi infrastrutture pubbliche, l'ultima parola spetta inequivocabilmente allo Stato.