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25 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:00
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IL CORTEO

La contestazione a Lagalla per il 25 aprile di Palermo: cori "vergogna" e bandiere palestinesi per l'incontro con l'ambasciatore israeliano

Tensione alla manifestazione per la Liberazione. Il centrodestra insorge, il Pd difende i contestatori

25 Aprile 2026, 17:55

18:00

La contestazione a Lagalla per il 25 aprile di Palermo: cori "vergogna" e bandiere palestinesi per l'incontro con l'ambasciatore israeliano

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La cerimonia del 25 aprile al Giardino Inglese di Palermo è stata segnata da una contestazione accesa contro il sindaco Roberto Lagalla. Dal momento in cui il primo cittadino ha preso la parola, un gruppo di manifestanti lo ha sommerso di cori — «Fuori Lagalla e i sionisti dal 25 aprile», «Lagalla dimettiti», «Vergogna» — sventolando bandiere della Palestina e di Cuba. La protesta è durata per l'intero intervento del sindaco, poco più di cinque minuti, e si è protratta anche quando ha cominciato a parlare il presidente dell'Anpi provinciale Ottavio Terranova, figura storica dell'antifascismo palermitano, che è riuscito però a riportare la calma e a concludere il suo discorso tra gli applausi. Nonostante il clima ostile, Lagalla ha scelto di salutare anche i contestatori prima di lasciare il palco. Il corteo ha poi raggiunto piazza Massimo per un comizio finale.

All'origine della protesta c'è l'incontro che il sindaco ha avuto nei giorni scorsi con l'ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, che i manifestanti hanno letto come un atto incompatibile con lo spirito della ricorrenza.

Lagalla ha risposto con una nota articolata, respingendo le accuse senza rinunciare a una critica esplicita alle modalità della contestazione. «Vedere negato il diritto di parola appare una contraddizione profonda, che rischia di tradire proprio quei principi per cui tanti martiri hanno dato la vita», ha dichiarato il sindaco, aggiungendo che «il dissenso è legittimo, ma non può trasformarsi in un ostacolo al confronto democratico». Sul merito della questione israelo-palestinese, Lagalla ha rivendicato una posizione di equidistanza: «Dobbiamo ribadire con forza che la libertà e i diritti vanno garantiti a tutti i popoli: a quello palestinese, così come a quello israeliano, senza confondere quest'ultimo con le scelte del suo governo». E ha difeso l'incontro con il diplomatico come un atto dovuto: «Incontrare rappresentanti diplomatici di Paesi con cui l'Italia intrattiene relazioni è un dovere, oltre che uno strumento per mantenere aperti canali di confronto e favorire ogni possibile iniziativa di pace».

Tutt'altro tono nella replica della consigliera comunale del Pd Mariangela Di Gangi, che ha preso le difese dei contestatori. «Le cerimonie del 25 aprile non sono mai state meri momenti di ricordo, ma occasioni per ribadire i valori della libertà dei popoli e del diritto alla resistenza contro ogni forma di oppressione», ha detto, aggiungendo che chi partecipa «avendo pochi giorni prima fatto foto sorridenti stringendo mani grondanti sangue di bambine e bambini innocenti» non può stupirsi di una contestazione.

Netta la condanna del centrodestra. Per il senatore di Fratelli d'Italia Raoul Russo e il presidente cittadino del partito Antonio Rini, quanto accaduto è «grave e inaccettabile»: «Impedire il libero intervento del sindaco significa colpire non una persona, ma la massima istituzione territoriale». I due esponenti di FdI hanno denunciato il tentativo di «una sinistra intollerante» di appropriarsi in via esclusiva della ricorrenza, auspicando una «presa di posizione chiara e condivisa da parte di tutte le forze politiche». Sulla stessa linea il coordinatore provinciale di Forza Italia Pietro Alongi, che ha parlato di «gesto grave» e di «immagine distorta e preoccupante, che nulla ha a che vedere con lo spirito democratico e inclusivo del 25 aprile».