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26 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:44
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il caso

Rimpasto alla Regione: Forza Italia ora accelera, FdI "frena" alle prese con l'affaire Amata e Galvagno

Il pressing istituzionale di Minardo si infrange sul "no" di Sbardella. Schifani chiamato a mediare. Tra la questione morale, gli interim forzati e il tabù delle elezioni anticipate, la maggioranza rischia la paralisi

26 Aprile 2026, 17:02

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Rimpasto alla Regione: Forza Italia ora accelera, FdI "frena" alle prese con l'affaire Amata e Galvagno

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A Palazzo d’Orléans il centrodestra è diviso sulla tempistica del riassetto di giunta, finora dato per imminente ma oggi trasformato in un braccio di ferro logorante. Lo spartiacque è netto: Forza Italia spinge per intervenire subito e rimettere in rotta l’esecutivo, mentre Fratelli d’Italia frena e subordina qualsiasi decisione alla chiusura delle liste per le imminenti amministrative.

Per gli azzurri e per il presidente della Regione, Renato Schifani, l’impasse è ormai insostenibile. Il governatore ha scandito: “È arrivato il tempo di accelerare sul rimpasto del mio governo ma senza polemiche e in condivisione”. L’intenzione è di muoversi con la dovuta riservatezza, lontano dai riflettori.

Sulla stessa linea il neo commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, che invoca rapidità per dotare il presidente di una squadra completa: “Serve fare presto: si è già perso troppo tempo”.

Nel disegno di FI, l’accelerazione non comporta uno sconvolgimento degli equilibri: le deleghe, in questa fase finale della legislatura, non andrebbero toccate, in nome della “coerenza amministrativa” e della necessità di “garantire stabilità ed efficacia”.

A gelare l’agenda di Schifani è però l’alleato principale. Il commissario regionale di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella, ha manifestato irritazione e “sorpresa” per il pressing del presidente. La posizione meloniana è granitica: “Rimpasto? Intanto pensiamo alle amministrative”.

Per FdI non c’è ragione di chiudere la partita del governo proprio nelle settimane cruciali dedicate alla definizione delle liste e agli accordi nei Comuni. Persino i vincoli formali che gravano sui nuovi ingressi — come il blocco delle nomine legato alla mancata approvazione del rendiconto — vengono derubricati a semplici “dettagli”, a fronte delle priorità del partito.

A inasprire il quadro contribuisce la “questione morale”, con i dossier giudiziari che appesantiscono l’azione dell’esecutivo e rischiano di oscurarne i risultati economici. Le inchieste hanno già provocato le dimissioni di Andrea Messina e Nuccia Albano (Dc), costringendo il governatore ad assumere due gravosi interim.

Sul fronte meloniano pende il rinvio a giudizio dell’assessora al Turismo, Elvira Amata: FdI non ha fretta di sacrificarla e non solleciterà dimissioni immediate. Il timore, espresso dall’area di Sbardella, è di un “trattamento non uniforme”: un eventuale passo indietro di Amata alimenterebbe richieste analoghe per Luca Sammartino, anch’egli coinvolto in vicende giudiziarie.

Una mossa sull’assessorato al Turismo, peraltro, potrebbe ripercuotersi sul presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, innescando un effetto domino che — si sussurra nei palazzi palermitani — porterebbe a un voto anticipato e alla “chiusura anticipata della legislatura”.

In questo contesto, c’è chi prefigura una prova di forza di Schifani. Reduce dal turbolento riassetto interno a Forza Italia — con l’uscita di scena del segretario regionale Marcello Caruso e l’arrivo del commissario Minardo — il presidente potrebbe decidere di scavalcare i riti estenuanti della coalizione.

Attende ancora un passo indietro di Amata, ma, qualora i tempi si dilatassero, potrebbe procedere in autonomia alla rimodulazione della squadra: onorare l’intesa con l’area Cardinale, assegnando la Sanità a Nicola D’Agostino al posto di Daniela Faraoni, e riequilibrare la rappresentanza femminile pescando nell’Mpa o valutando un possibile ritorno di Nuccia Albano.