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27 aprile 2026 - Aggiornato alle 00:47
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verso le politiche

Salis: "Faccio la sindaca di Genova", centrosinistra diviso su primarie e leadership

L'astro nascente del Campo Largo rinuncia alle primarie, Schlein punta a un accordo o a primarie di coalizione, il M5S chiede chiarezza su candidato e programma

26 Aprile 2026, 21:33

21:40

Salis: "Faccio la sindaca di Genova", centrosinistra diviso su primarie e leadership

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Mentre l’intesa sulla guida del centrosinistra appare ancora lontana, la sindaca di Genova, Silvia Salis, interviene nel dibattito con un’ampia intervista televisiva. Negli studi di Che Tempo Che Fa viene accolta da un lungo applauso: «Accolta da un’ovazione, mai nessuno», è il saluto di Fabio Fazio.

Dopo il recente “passo in avanti” — quando si era detta disponibile a farsi carico della leadership qualora fosse chiamata — Salis precisa: «Faccio la sindaca di Genova». Ribadisce la centralità del «campo progressista», pone l’accento sul lavoro e conferma la sua contrarietà alle primarie: «Non voglio vedere una gara» tra i leader, perché per vincere bisogna restare concentrati «sull’obiettivo». A sinistra, avverte, il rischio di frammentazione e quindi «dell’irrilevanza» è sempre dietro l’angolo. E aggiunge che non parteciperebbe né voterebbe alle consultazioni: «Sono coerente, sia Schlein che Conte mi sostengono a Genova, non sarebbe corretto. Voterei alle politiche».

Nella stessa giornata, la segretaria del Pd, Elly Schlein, in una lunga intervista al quotidiano spagnolo El País, conferma la propria linea sulla scelta del candidato premier del “campo largo”. «Arriveremo a un accordo», assicura. «Sarà chi ottiene più voti o ci saranno primarie di coalizione», spiega la leader dem, che ha più volte manifestato la disponibilità a correre qualora l’ultima parola fosse affidata ai gazebo. Tende quindi la mano agli alleati: «Non partiamo da zero perché in questi tre anni abbiamo avanzato insieme molte proposte legislative». Tra i temi richiamati, lavoro, sanità e politiche industriali. Sottolinea che l’unità «è una richiesta degli elettori» e rivendica il «nuovo clima» costruito tra le opposizioni per «superare le divisioni e i personalismi». La convergenza sul nome del leader, tuttavia, resta complessa.

A prendere le distanze è innanzitutto il M5S. Il vicepresidente Stefano Patuanelli insiste sulle perplessità nate dentro il Pd riguardo alle primarie: «Mi fa un po’ specie che arrivino dalla parte politica che le ha sempre proposte». E fissa un punto: «Siamo in una politica dove vige anche la contrapposizione tra leader, e i progressisti devono scegliere quello che incarnerà il programma. Non vedo alternative alle primarie per farlo». Ai Cinque Stelle non convince l’ipotesi — evocata da Schlein — di assegnare la leadership al partito che raccoglie più voti. Anzi, tra i pentastellati si fa strada una posizione netta: anche qualora non si raggiungesse un accordo sulle consultazioni, serve comunque un’indicazione chiara del candidato, elemento ritenuto “costitutivo” di un programma elettorale. L’automatismo del “più voti, più diritto” non è, a loro giudizio, politicamente solido: l’obiettivo resta individuare l’interprete del progetto da presentare agli elettori. Il presidente M5S, Giuseppe Conte, ribadisce di essere pronto a fare il «centravanti» della coalizione, così come la segretaria dem ha già dato la propria disponibilità.

Prima, però, bisogna definire i contenuti: il Pd ha avviato la campagna di ascolto, mentre il Movimento darà il via alla fase di democrazia deliberativa di ‘Novà’. In attesa di sciogliere il nodo della leadership e appianare le divergenze sui dossier più divisivi, i protagonisti del “campo largo” si ritrovano a Roma alla festa per i 55 anni del quotidiano Il Manifesto. Tra buffet e dj set, Schlein, Conte e Nicola Fratoianni si abbracciano e si soffermano a conversare.