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L'assemblea di Fratelli d'Italia in Sicilia, oltre 400 davanti ai big Donzelli e Meloni tra questione morale e rimpasto

Musumeci: «In Sicilia la questione morale è come l'isola Ferdinandea». Da Sbardella messaggio a Schifani sul ricambio in giunta

27 Aprile 2026, 19:11

L'assemblea di Fratelli d'Italia in Sicilia, oltre 400 davanti ai big Donzelli e Meloni tra questione morale e rimpasto

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Inno d'Italia a inizio assemblea e sedie sold out all'hotel Federico II di Enna dove Fratelli d'Italia si è data appuntamento per capire come sta il partito sull'isola. «Siamo oltre 400», fanno i conti gli organizzatori. Un format già messo in campo in altre Regioni, necessario in una formazione che in pochi anni è cresciuta enormemente fino a diventare primo partito. Tutto avviene rigorosamente a porte chiuse, parlamentari, deputati regionali, sindaci, consiglieri comunali e di circoscrizione aprono il confessionale davanti ai big del partito, Giovanni Donzelli e Arianna Meloni, che hanno dribblato le domande dei cronisti che li attendevano. Una su tutte: cosa deciderà il partito sui casi giudiziari dell'assessora Elvira Amata e del presidente dell'Ars Gaetano Galvagno?

A rispondere è Luca Sbardella, ribadendo una linea attendista da mesi, è il commissario del partito in Sicilia: «Non è qui che si decidono queste cose». Amata ha rimesso il suo mandato nelle mani di Fratelli d'Italia. Stesso concetto ribadito da Galvagno nei minuti prima dell'assemblea: «Senza volere scaricare responsabilità al partito - dice - ho già manifestato la mia disponibilità al passo indietro se me lo chiedessero. Ma io ho scelto il rito immediato e la mia è stata un'elezione di secondo livello, sono posizioni diverse». Nessuno ancora glielo ha chiesto.

Il ministro Nello Musumeci conia una nuova formula: «La questione morale in Sicilia è come l'isola Ferdinandea, ogni tanto emerge e poi viene sommersa. Un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio, per lei è questione morale? Allora dalla punta dello stretto fino a Mozia la Sicilia è una questione morale. Cerchiamo di utilizzare i parametri giusti: c'è certamente bisogno di una maggiore tensione morale e di tensione ideale. Io spero che il centrodestra in Sicilia non sia solo un luogo della geografia politica, ma diventi anche luogo nel quale le identità, il patrimonio valoriale, le comuni prospettive e visioni possano tenere assieme più forze politiche».



Dentro il format è: diritto di parola agli amministratori, deputati in religioso ascolto. Fuori l'altro tema a tenere banco è il rimpasto della giunta regionale, annunciato dal governatore Renato Schifani entro il 30 aprile, ma che deve fare i conti in primis col puzzle delle caselle degli assessori a processo e dall'altra con le elezioni comunali. «Una scadenza difficile da rispettare - sottolinea Sbardella - perché fino al 29 siamo impegnati con le liste per le Amministrative e siamo concentrati su questo. Sui casi giudiziari, insieme agli alleati e ai diretti interessati, dobbiamo valutare cosa è opportuno fare». Una cosa è certa: la Dc, dopo la tempesta per l'inchiesta su Totò Cuffaro, è tornata dentro. «Hanno contribuito alla vittoria del 2022, hanno sei parlamentari all'Ars, quindi vanno tenuti in considerazione», afferma Sbardella. E su questa linea concorderebbe anche Nino Minardo, neo commissario di Forza Italia in Sicilia.