Il caso
Capogruppo di FdI nel ciclone per il video in curva: «Non ho offeso le forze dell'ordine»
L'opposizione chiede le dimissioni del consigliere Giovanni Magni, lui respinge le accuse e ribadisce il rispetto per le istituzioni: "Parla la mia storia politica"
Rompe il silenzio Giovanni Magni, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, che in queste ore è stato investito da un ciclone politico dopo la pubblicazione su La Sicilia di un video che lo vede al centro di un gruppo di tifosi della Curva Nord incitare cori contro la polizia. L’opposizione, Movimento Cinque Stelle e Pd in testa, chiede la testa del consigliere comunale. Il deputato regionale all'Ars di Controcorrente, Ismaele La Vardera, ha addirittura disturbato Giorgia Meloni sollecitando di cacciare Magni dal partito. L’esponente di FdI però non ci sta e risponde agli attacchi: «In merito alle ricostruzioni circolate nelle ultime ore, sento il dovere di intervenire personalmente per chiarire con serenità la mia posizione. Sì, ero allo stadio. E sì, ero in curva, dove spesso mi reco da tifoso del Catania. Non ho mai nascosto - dice in una nota diffusa alla stampa - la mia passione sportiva né intendo rinunciare a viverla, nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità che ciascuno è chiamato ad assumere. Proprio per questo, però, ritengo necessario ribadire con chiarezza un punto per me essenziale: non ho mai inteso associarmi a espressioni offensive nei confronti delle forze dell’ordine, verso le quali nutro - chiarisce e rimarca Magni - un profondo rispetto e una sincera gratitudine. Sentimenti che non appartengono soltanto a dichiarazioni di circostanza, ma che hanno accompagnato concretamente il mio percorso umano, civile e politico».
Poi il capogruppo di Fratelli d’Italia prova a riavvolgere il nastro su quella giornata allo stadio e ribadisce quanto già aveva detto a questo giornale: «Il video che è stato diffuso rappresenta solo un frammento di una situazione molto concitata, tipica del contesto dello stadio, e non restituisce in modo completo ciò che è accaduto in quei momenti. Nei secondi precedenti stavo partecipando a cori di incitamento alla squadra. Subito dopo, nel breve passaggio che è stato rilanciato, ero impegnato a parlare con un amico che si trovava accanto a me, senza prestare attenzione a quanto veniva intonato in quell’istante». Magni trova ingiusto e forzato attribuirmi intenzioni o comportamenti che non mi appartengono. Ancora più improprio ritengo il tentativo di trasformare immagini parziali in un caso politico costruito su interpretazioni sommarie e su una rappresentazione non aderente alla realtà dei fatti».
Il consigliere comunale si smarca da qualunque ipotesi di dimissione. Magni risponde così a chi ritiene che non possano esserci ambiguità nel rappresentare le Istituzioni: «La mia storia, personale e pubblica, parla per me molto più di pochi secondi isolati. È una storia fatta di scelte precise, di assunzione di responsabilità e di una collocazione chiara, che non consente ambiguità sul rispetto che nutro verso le istituzioni e verso chi le serve ogni giorno con impegno e sacrificio».