La Regione
Schifani nella palude del rimpasto, dal caso Dc ai tecnici: serve tempo
Il governatore fra veti incrociati e scontri nei partiti: la deadline del 30 slitta
Sembrava facile, ma non lo è. E anche il rimpastino, il ritocchino alla giunta, l’assegnazione degli assessorati finiti sulle spalle del governatore dopo la “cacciata” dei Dc, è diventato complicato, complicatissimo. E rimandato. Probabilmente alla prossima settimana, quando gli animi si saranno raffreddati, e magari il tempo avrà consentito di tirare fuori il nome giusto. Ma i veti e le aspettative incrociate hanno fatto impaludare il governo. A cominciare dalla levata di scudi della Dc contro l'ipotesi di riaccogliere in giunta Nuccia Albano: il capogruppo Carmelo Pace ha fatto sapere che, di fronte al veto per la restituzione dei due assessorati, l'unico nome indicato dalla Dc resta quello di Ignazio Abbate. Ed è qui che si ferma tutto. Perché Renato Schifani ha chiesto di indicare una donna che consenta di centrare l'obiettivo disciplinato dalla legge delle quattro presenze femminili in giunta. E, indirettamente, la conferma dell'ipotesi su cui in pochi oggi si sentono di dubitare: l'abbandono della giunta da parte di Daniela Faraoni è solo una questione di tempo.
Ma è stato proprio il tempo a condizionare tutto. Dalla deadline in qualche modo indicata da Palazzo d'Orleans, quella del 30 aprile, alla frenata di Fratelli d'Italia che coincide con la conferma, per il momento, di Elvira Amata al Turismo. Alla fine, tutto, salvo sorprese, sarà rimandato alla prossima settimana. E i cambiamenti potrebbero essere chirurgici: un assessorato alla Dc (una volta ricevuto il nome giusto), uno all' MpA, un esponente di Forza Italia (non per forza un deputato, ma anche un tecnico d'area) alla Sanità al posto di Faraoni. Si parte da lì e probabilmente lì si arriverà. Del resto, lo stesso governatore ha precisato che «le deleghe non si toccano. Lo ha dichiarato lo stesso commissario di Forza Italia e lo dico anche io. E d’altronde – ha aggiunto Schifani - non è mai stata notificato da qualche partito un cambio di deleghe. Il rapporto rimane organicamente perfetto con gli alleati. D’altronde ritengo anche corretto che chi ha iniziato a lavorare per tre anni e mezzo su un percorso di delega, non lo debba interrompere per l’ultimo anno». Insomma, quello che c'è da fare, si farà, ma «queste cose si fanno bene, con il dovuto riserbo e non con dichiarazioni – ha aggiunto Schifani - ed è quello che stiamo facendo, i partiti di maggioranza e anche il sottoscritto».
Ma il rimpasto è diventato un campo minato. Che finirà per scontentare qualcuno. E il calcolo politico, gira e rigira su quello: quale scontento è più politicamente sostenibile? Il no alla Dc sul doppio assessorato e anche all'ipotesi Abbate potrebbe spingere i democristiani verso l'opposizione, come è stato paventato in una riunione rovente ieri sera. Ma dire di sì alle loro richieste farebbe venir meno l'assessorato promesso a Raffaele Lombardo. Schifani, poi, gradirebbe la fuoriuscita di Amata, anche perché, al di là degli aspetti giudiziari, scontento del lavoro sul Turismo, ma Fdi fa muro. Mentre anche all'interno di Forza Italia il clima è tutt'altro che sereno e la scelta del sostituto o della sostituta di Faraoni avrà inevitabilmente contraccolpi sulle varie anime in guerra o in attesa degli azzurri.
Così, il rischio è anche quello di affondare nell'immobilismo. O questa è, quantomeno, l'accusa delle opposizioni, intervenute nel corso dell'ennesima seduta infruttuosa dell'Ars, alla presenza degli studenti dell'istituto superiore Borghese Faranda di Patti, seduti tra i banchi del pubblico per assistere ai lavori. «Mi scuso con i ragazzi che sono qui a Sala d'Ercole – ha detto ad esempio il capogruppo del Pd Michele Catanzaro - è imbarazzante che il governo esponga la Sicilia ad una gogna mediatica, con il presidente della Regione che non prende posizione e ormai è solo al comando di una barca che galleggia alla deriva». All'attacco anche il M5S: «Questo – ha detto la deputata Lidia Adorno - è un governo nel quale da mesi mancano due assessori, e il presidente Schifani rimane immobile anche di fronte ai provvedimenti giudiziari che interessano gli assessori Elvira Amata e Luca Sammartino».