il caso
Terremoto in Valle d'Aosta: perché il presidente Testolin è decaduto
Il Tribunale azzera i vertici per violazione dei limiti di mandato. Accolto il ricorso di Avs: ora la maggioranza trema e i grandi dossier strategici con Roma e Parigi sono a forte rischio
In Valle d'Aosta la “tempesta perfetta” non passa da una mozione di sfiducia o da un ribaltone in Consiglio regionale, ma assume i tratti freddi e inesorabili di un termine giuridico: “ineleggibilità”.
Il Tribunale di Aosta ha pronunciato una decisione destinata a segnare la storia politica locale, dichiarando la decadenza del presidente della Regione, Renzo Testolin. Una sentenza dirompente che non si limita a rimuovere il vertice dell’esecutivo, ma scardina un intero equilibrio di potere e apre una crisi istituzionale senza precedenti.
Il nodo decisivo riguarda l’interpretazione della legge regionale n. 21 del 7 agosto 2007 sui limiti di mandato. L’Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) ha portato in aula la maggioranza, contestando la permanenza ultra-decennale di Testolin nelle stanze del governo. Esponente di punta dell’Union Valdôtaine, il politico non è certo un volto nuovo: dal 2013 ha ricoperto gli incarichi di assessore, vicepresidente, presidente facente funzione e, infine, presidente a pieno titolo, confermato nel novembre 2025. Proprio questa continuità ininterrotta, secondo i giudici, ha infranto il tetto fissato dalla normativa, concepita per arginare la concentrazione di potere.
La tesi difensiva — sostenuta dal presidente e dalla Regione costituitasi in giudizio — che bollava come “abnorme e assurda” l’interpretazione restrittiva della legge è stata respinta, innescando un cortocircuito tra politica e regole. Per la coalizione di governo — un asse numericamente solido composto da forze autonomiste, Azione e Forza Italia — il contraccolpo è severo.
Viene meno il perno dell’alleanza, mettendo a nudo la fragilità di una costruzione fondata su una lettura “su misura” della normativa a garanzia della propria continuità. All’opposto, Avs incassa un successo pieno: i consiglieri di opposizione si presentano come gli unici paladini della legalità istituzionale, capitalizzando un’iniziativa che ha smascherato le forzature del palazzo.
Resta ora il nodo del vuoto di potere. Chi guiderà la Valle d’Aosta? L’eventuale successione automatica del vicepresidente Luigi Bertschy è tutt’altro che scontata, poiché anche su di lui pendono contestazioni analoghe in materia di limiti di mandato. In una regione a statuto speciale, l’assenza di un vertice pienamente legittimato rischia di paralizzare dossier cruciali: dalle concessioni idroelettriche alle infrastrutture transfrontaliere con la Francia, fino alle delicate trattative sulla finanza pubblica con Roma.